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Il cacciatore di stelle

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by Tongio

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Una sera Tobia, finito di mangiare chiese alla mamma rispettosamente di potersi alzare per andare a giocare in giardino, scostò la vecchia sedia di legno antico profumata di olio paglierino, ripiegò il tovagliolo e uscì. Appena fuori l'aria frizzante del primo autunno gli accarezzò le guance arrossandole un poco; c'era una gran calma in quella vecchia casa di campagna, solo campi intorno, frinire di grilli e latrati lontani di cani che salutavano la grande luna piena.Tobia stette un poco ad ascoltare, poi prese il viottolo di sassi che conduceva al capanno degli attrezzi e vi entrò.Scelse la scala più lunga che un bimbo di otto anni poteva portare, la trascinò fuori fino al muro di camera sua e la issò, non senza sforzo, contro la parete.Era una bella scala, di quelle vecchie coi pioli scricchiolanti ed era abbastanza alta da superare la finestra di camera sua e arrivare fin quasi sul tetto.Vi salì con quell'agilità da gatti che contraddistingue i bambini almeno quanto la pigrizia contraddistingue la vecchiaia, e arrivò fino all'altezza della sua cameretta.Qui adagiato sulla finestra lo aspettava un retino da pesca, quello che usava con suo nonno per andare a pesca di trote salmonate al vivaio giù in paese. Lo prese, lo lanciò sul tetto che ormai distava poco più d'un metro e riprese a salire.Arrivato in cima alla scala fece l'ultimo tratto che lo separava dal tetto arrampicandosi sulla grondaia di ferro verde con l'incoscienza tipica di quell'età, raccolse il suo retino e cominciò a guardare il cielo.
"Che ci fai lassù per l'amor di Dio!" gli grido la mamma che era uscita a buttare la spazzatura.
"Come cosa faccio?" rispose lui con candido stupore "Caccio le stelle!"
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