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Lo scrittore ritrovato
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E’ notte, tutti dormono o almeno dovrebbero. Io ancora sveglio non mi sono mai sentito così comodo sdraiato su questo famigliare divano. Mi viene da sorridere mentre mi sforzo di fare periodi più lunghi del solito, pensando ad una critica recente. Un po’ di musica nelle orecchie, tenendo il volume il più basso possibile per non disturbare chi non può sentire. E’ notte e il mondo sembra non interessarsi più a te. Non ci sono impegni ed orari, finché non sorgerà il sole nessuno si aspetterà niente da te. Sei libero, svincolato e completamente solo. Nessuno mi sta guardando mentre avvolto dalla più nera coperta scrivo e correggo queste quattro righe. Nessuno mi sta giudicando, valutando o criticando. Tutte queste cose appartengono alla luce del sole e non a questi romantici minuti di oscurità. Avevo smesso di scrivere perché semplicemente non mi riusciva più. Non è facile come pensano tutti, quando per la prima volta esprimi un talento o ti cimenti con qualche passione non pensi a nulla se non all’emozione della prima volta. Poi cambia tutto, ti iniziano a chiamare scrittore, pittore, cantante o musicista. E già non sei più tu, e quell’emozione da brivido si sostituisce all’etichetta che ti hanno appiccicato addosso. La cosa peggiore è che sei tu il primo ad etichettarti fino a dimenticare ogni ragionevole istinto. E ti ritrovi incapace di fare ciò che prima ti usciva all’istante. Le parole si bloccano sempre a metà, i pensieri non scorrono e le emozioni rimangono nella testa e non si schiantano più in nessun foglio di carta. Nell’illusione di controllare la tua piccola arte fai solo tentativi a vuoto.