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Il cacciatore di stelle

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by Tongio

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Una sera Tobia, finito di mangiare chiese alla mamma rispettosamente di potersi alzare per andare a giocare in giardino, scostò la vecchia sedia di legno antico profumata di olio paglierino, ripiegò il tovagliolo e uscì. Appena fuori l'aria frizzante del primo autunno gli accarezzò le guance arrossandole un poco; c'era una gran calma in quella vecchia casa di campagna, solo campi intorno, frinire di grilli e latrati lontani di cani che salutavano la grande luna piena.Tobia stette un poco ad ascoltare, poi prese il viottolo di sassi che conduceva al capanno degli attrezzi e vi entrò.Scelse la scala più lunga che un bimbo di otto anni poteva portare, la trascinò fuori fino al muro di camera sua e la issò, non senza sforzo, contro la parete.Era una bella scala, di quelle vecchie coi pioli scricchiolanti ed era abbastanza alta da superare la finestra di camera sua e arrivare fin quasi sul tetto.Vi salì con quell'agilità da gatti che contraddistingue i bambini almeno quanto la pigrizia contraddistingue la vecchiaia, e arrivò fino all'altezza della sua cameretta.Qui adagiato sulla finestra lo aspettava un retino da pesca, quello che usava con suo nonno per andare a pesca di trote salmonate al vivaio giù in paese. Lo prese, lo lanciò sul tetto che ormai distava poco più d'un metro e riprese a salire.Arrivato in cima alla scala fece l'ultimo tratto che lo separava dal tetto arrampicandosi sulla grondaia di ferro verde con l'incoscienza tipica di quell'età, raccolse il suo retino e cominciò a guardare il cielo.
"Che ci fai lassù per l'amor di Dio!" gli grido la mamma che era uscita a buttare la spazzatura.
"Come cosa faccio?" rispose lui con candido stupore "Caccio le stelle!"
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by grilletto salterino

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- Cacci le stelle, Oh povera me! Per favore non ti muovere, niente movimenti bruschi Tobia, devi stare immobile, le stelle sono sensibilissime, se sentono anche solo un fruscio cambiano strada.
Tobia pensava che la mamma quella sera fosse un po' strana, credeva che gli avrebbe detto di scendere, invece, gli dava consigli su come acchiappare le stelle. Forse la sua richiesta, il desiderio che aveva espresso, si era già avverato. Stette immobile così come gli aveva chiesto la mamma, sentiva i pioli della scala scricchiolare, la mamma stava arrivando. Era strana la mamma. Lo guardava con gli occhi spalancati, ma non gli diceva niente. Era arrivata fin lassù, in cima al tetto, e invece di dirgli, come Tobia si aspettava, torna giù, si era seduta con lui.
- E' bellissimo Tobia, guarda, sembrano così vicine le stelle. Prendi il retino, ne peschiamo una, sei pronto?
Tobia non poteva crederci, la mamma sembrava felice, era questo il suo desiderio.
- Guarda Tobia, arriva, arriva, il retino presto, dammi la mano, la prendo, la prendo.
- Mammaaaaa, ci stiamo sollevando, l'hai presa, l'hai presa sul serio.
Tobia sentiva la sua manina stretta dentro la mano della mamma mentre i loro piedi penzolavano ormai lontani dal tetto, volavano leggeri verso la luce calda.
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by Maria Maio

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Si libravano in cielo aggrappati saldamente al retino e Tobia non riusciva a credere ai suoi occhi. Abbassò lo sguardo per rendersi conto di quanto stessero volando in alto: la loro casa si confondeva ormai con il paesaggio.
Clandestini a bordo di una stella, sorvolavano adesso una città. Alberi, giardini, viali e palazzi erano un tutt'uno indistinto. Solo le luci della sera riuscivano ancora nonostante l'altezza a disegnarne i contorni. “ Che spettacolo!” sussurrò Tobia; dall’alto, con tutte quelle lucine fiammeggianti il mondo sembrava un cielo capovolto. Tobia si specchiò nel volto raggiante della madre ed entrambi sorrisero.
"Mamma, abbiamo preso una stella! Pensa se ci vedesse papà, che risate si farebbe! Lui ne ha mai catturato una?".
Il volto della mamma cambiò subito espressione, un ricordo venuto da molto lontano le vestì il viso di malinconia e gli occhi prima luminosi, si fecero scuri e cupi: " Papà diceva sempre che aveva rubato la sua stella al cielo, il giorno che ci siamo sposati...".
Tobia abbassò il capo ed avrebbe avuto voglia di piangere ripensando al suo papà quando d’improvviso la stella frenò la sua corsa. Tentò di riprendersi sbuffando e borbottando, inarcò la coda, si girò su se stessa, sembrava un cavallo imbizzarrito. I due passeggeri non riuscivano quasi più a trattenere il retino.
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