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Pioggia notturna
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La pioggia scendeva copiosa nella notte, mentre Rosa rincasava con il cuore pesante quanto la sua borsa. I capelli, lunghi e ondulati, erano impregnati di quelle gocce primaverili che emettevano piacevoli rintocchi sull’asfalto. Si fermò sulla soglia di casa per ascoltare i rumori della notte. Il vento correva veloce tra gli alberi, la luna rischiarava le tenebre, stendendo un velo di cipria su ogni cosa. Un cane in lontananza abbaiava, ma il suono era ovattato dalla pioggia, che come nelle altre notti mondava la terra dal freddo inverno. Stanca e in precario equilibrio sui tacchi, Rosa entrò in casa e rimase ferma a osservarsi. Lo specchio rifletteva la sua immagine nel buio, facendola sentire più vera proprio lì, oltre la superficie, dove un’altra lei imitava ogni suo minimo gesto. Iniziò a spogliarsi, con la solita, rituale armonia. Jeans stretti in vita e calze lasciavano spazio alla veste notturna; l’asciugacapelli squarciava con il suo respiro asmatico il silenzio di quella casa di periferia, mentre il vento si esercitava con note surreali, sibilando tra gli infissi delle finestre. L’aria calda scompigliava i capelli di Rosa, ma non i suoi pensieri, che restavano ancorati alla mente, stringendosi intorno alle sue paure. Qualcosa però la scosse; spense l’asciugacapelli e restò per un attimo in silenzio. Sentiva di aver dimenticato qualcosa di molto importante. Tornò in ingresso e aprì la borsa. I suoi gesti erano nervosi, avvertiva un nodo in gola tale da impedirle persino di piangere. Più cercava più si accorgeva che ciò per cui si stava agitando non c’era, ma era già tardi. Qualcuno bussava subdolamente alla sua porta, e più quel battito continuava più il suo cuore si ritraeva con lei.