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Nuvole
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C’era una novità. Le nuvole erano più imponenti del solito. Ne era impaurito. Non c’era via di scampo. Cominciò a correre nella direzione opposta a quella dalla quale provenivano le nuvole. La città era quasi deserta. Si stava giocando la finale della coppa del mondo di calcio. Ben pochi si sarebbero resi conto del pericolo incombente. Le nuvole non avevano il tempo di aspettare la fine della partita. Presto si sarebbero dissolte o spostate in un altro luogo, e nessun altro ne avrebbe avuto paura. A che cosa servivano delle nuvole così imponenti se nessuno alzava lo sguardo per vederle? In un bar c’erano molte persone stipate davanti a un televisore, impegnate a incitare i loro beniamini. Non potevano temere le nuvole, perché non le vedevano. La sola cosa che le spaventasse era il fatto che la squadra per la quale tifavano potesse perdere la partita. Se fossero usciti dal bar in quel momento avrebbero subito un attacco di panico. Doveva nascondersi, ma non voleva vedere la partita. La stazione della metropolitana era l’unico posto che poteva fornirgli un rifugio da quella visione. La sua casa era troppo lontana. Non sarebbe riuscito a raggiungerla in tempo. Conosceva molte persone nella metropolitana. Non aveva mai avuto modo di comunicare, con quelle persone, ma le conosceva, le aveva già incontrate. Conosceva le espressioni del loro viso, e il viso era come un libro aperto.