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1

by Fausto Sacripanti

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In un passato non molto lontano, nasceva nella cittadina di Little Town, in Scozia, un bambinello dalla carnagione olivastra e dai folti capelli nerissimi come la cenere. Fin dall'infanzia si notava quanto fosse sveglio e curioso, delle volte anche troppo! Dal padre Tom ereditò la manualità nei piccoli lavori domestici, qualità che lo portò presto a dare una mano nella fucina di famiglia. Nel resto del tempo, invece, coltivava la passione per la cultura e la lettura, grazie alla madre, insegnante, che prima di augurargli la buona notte gli raccontava sempre qualcosa che potesse destarne la curiosità. Little Town non aveva più di seimila anime ma era famosa in tutta la regione per la rinomatissima biblioteca, Little Library che, a dispetto del nome, conteneva migliaia di volumi, taluni anche molto preziosi e antichi. Era il posto preferito di Jonas Bruk, così si chiamava il piccolo, che preferiva soddisfare la sua sete di curiosità piuttosto che giocare con i suoi coetanei. Jonas conosceva la biblioteca come le sue tasche, ogni singola sala, ogni singolo scaffale. Gironzolando un po' a caso, scoprì, dietro uno scaffale dell'ala ovest, una porta in legno, segnata dal tempo, e senza esitazione la aprì. Era buio, non c'erano finestre ma solo un fitto odore di chiuso e di polvere che ricopriva gli enormi scaffali addossati che la riempivano. Lasciò socchiusa la porta in modo che uno spiraglio di luce illuminasse un poco la stanza segreta. Prese un libro a caso: Ada Myl. E' il nome della lattaia, pensò. Ne prese un altro: John Bridge, il macellaio. Sorrise. Prese il terzo e subito l'espressione si fece più seria: Tom Bruk.
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2

by Beatrix Kiddo

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Rimase immobile per qualche istante - istanti lunghissimi, infiniti - a fissare la copertina odorosa di muffa. A fissare le lettere del titolo, che spiccavano chiare nonostante la polvere e urlavano impertinenti la propria impossibilità.
"Come fa a esserci un libro con il nome di mio padre?"
Sentendo una sottile angoscia stringergli il petto, ripose il libro che aveva preso e ne afferrò un quarto. Sgranò gli occhi per l'incredulità: questo si chiamava 'Jonas Truck'.
"Da quando in qua i romanzi portano nomi di persona?"
Il suo nome, poi, non uno a caso.
Uno scherzo, doveva esserlo per forza. Qualcuno - qualcuno con un pessimo senso dell'umorismo, senza dubbio - si era divertito a ricoprire con copertine assurde libri a caso. Perché quelli dovevano essere romanzi qualunque, no? Sì, aveva senso, e Jonas si ritrovò a ridere della propria inquietudine di qualche secondo prima. Per dimostrare a se stesso l'ironia della situazione aprì il libro a caso e lesse qualche riga.
Due secondi. Il tempo che passò prima che, con un tonfo sordo, il bambino chiudesse di scatto il volume. Il cuore in gola, poteva sentirlo pulsare fino alle orecchie. Si ritrovò a fissare nel vuoto.
Ma no, non era possibile.
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3

by Fausto Sacripanti

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Rimase in silenzio, scosso per quanto aveva letto. Era pietrificato, spaventato dal potere che percepiva di avere tra le mie mani. Voleva continuare a leggere, anzi leggerlo fin dall'inizio. Ripercorrere la storia della sua vita passata. La testa brulicava di domande, una dietro l'altra: perché questi libri? quanti volumi ci saranno? chi scrive i libri? dovrebbe conoscere per filo e per segno le vite di tutti quanti! Pensava di vivere un sogno, o un incubo, dipende dai punti di vista. Si diede un pizzicotto alla guancia, e provò dolore. Era tutto vero. Decise di portare innanzitutto il libro a casa, poi avrebbe visto cosa farne. Controllò che non ci fosse nessuno nei paraggi ed uscì dalla stanza segreta. Fece un lungo respiro, finalmente aria, in quel posto chiuso da secoli si soffocava. Prese un libro a caso dallo scaffale più vicino e lo mise sopra l'altro. Con fare indifferente sgattaiolò fuori dalla biblioteca, senza che il custode - che avrà avuto una novantina d'anni - potesse beccarlo e chiedergli di registrare i libri in uscita per ricordarsi di chi li avesse presi. Nel cammino verso casa, v'era una questione che veramente lo attanagliava. La fine del libro. Non aveva avuto modo di leggere le ultime pagine nello stanzone, aveva aperto il libro a caso in un punto in cui si raccontava di un escursione che aveva fatto con i suoi all'età di sei anni circa. Tornò a casa, salutò la madre che stava intanto preparando la cena, e di corsa si chiuse in camera. Aprì il libro verso la fine. Trovò solo pagine bianche. Risalì fino all'ultima pagina scritta. Recitava proprio quanto scritto in questo nodo.
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4

by Beatrix Kiddo

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Per quanto assurdo potesse apparirgli, la realtà non si poteva negare. Non era un ragazzino stupido, e la situazione era ormai chiara come la luce del sole: i libri misteriosi che aveva trovato narravano la storia di ogni singola persona, momento per momento, mentre veniva scritta - o meglio, mentre veniva agita, mentre si compiva, istante dopo istante. Jonas si sentì pervaso da una eccitazione folle. Quei volumi sapevano di proibito e di mistero. Intuiva con ogni fibra del suo essere che non avrebbe mai dovuto sfogliarne neppure una pagina; tuttavia con la stessa intensità ne era attratto. La sua mente lavorava febbrile e lucida, mentre sedeva immobile sulla trapunta del proprio letto, lo sguardo fisso nel vuoto. Mentre accarezzava con una mano la copertina ruvida della propria storia, un'idea insensata, pericolosa e straordinariamente attraente fece capolino nella sua mente. La contemplò per una manciata di minuti, spaventato e allo stesso tempo incantato dalla propria audacia; alla fine prese il coraggio a due mani e con un balzo scese dal letto. A passi rapidi raggiunse il tavolino dove, impilati e in ordine, stavano i libri che gli aveva regalato sua madre. In un momento normale di una giornata qualunque si sarebbe soffermato a sfogliare con una certa soddisfazione i suoi preferiti. Non quel giorno, non allora. Aveva un progetto ben preciso. Afferrò con mano ferma un mozzicone di matita e si precipitò di nuovo verso il volume straordinario. Aprì con uno scatto alla pagina in cui la storia si interrompeva, appoggiò la punta sul foglio e iniziò a scrivere.
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5

by Fausto Sacripanti

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"Vediamo un po'" disse "Iniziamo con qualcosa di semplice". La punta di grafite accarezzava dolcemente la carta delle pagine del libro, lasciando al suo passaggio queste parole: la mamma mi chiamò per avvertirmi che la cena era pronta. E subito si sentì urlare dal piano di sotto: "Jonas, cena è pronta, scendi!" Woe, aveva appena scritto il futuro! Si sentiva onnipotente semplicemente con un libro, il suo libro, e una matita. Poteva far accadere quello che voleva e quando più lo desiderava. Era un potere enorme. E come ogni potere, richiedeva anche una grande responsabilità. Rispose alla madre: "Si mamma, sto scendendo!". Posò lo sguardo sulla scrivania, c'era una scatola di cartone. Dentro un uccellino con l'ala rotta che aveva recuperato qualche giorno prima in giardino. Aveva tentato in tutti i modi di curarlo e dargli tutto l'affetto possibile, ma la missione fallì miseramente e il piccolo volatile morì dopo qualche ora. Subito le balenò in mente un'idea. Un'idea che avrebbe cambiato molte cose se si fosse concretizzata. Prese il libro e scrisse: toccai con l'indice della mano l'uccellino nella scatola e questo si svegliò dal profondo sonno e riprese a volare. Le parole divennero subito azione e quanto aveva scritto accadde veramente. Era sorpreso ed eccitato al tempo stesso! Il pensiero subito passò dall'uccellino a suo nonno, che non aveva mai conosciuto. Ma una voce perentoria interruppe quel dolce pensiero: "Fossi in te aspetterei a fare una casa simile" Un anziano dalla barba lunga sedeva sul suo letto. Emanava un aura di saggezza. "Chi sei? Da dove sei entrato?"
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6

by Maria Maio

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"Sei un ragazzino sveglio ed intraprendente, caro Jonas." disse il vecchio dalla barba bianca. Jonas lo guardò di sottecchi e con aria sospettosa e furba, stringendo a sè il libro, esclamò: "Signore, non credo di conoscerla. Come fa a dire che mi chiamo Jonas?" Il vecchio proruppe in una grande risata: "Sei molto acuto! Complimenti Jonas, ma io so molte cose, molte di più di quelle che la tua fervida immaginazione può contemplare." Jonas continuava a trattenere il libro tra le sue braccia giurando a se stesso che non avrebbe mai abbandonato quel tesoro prezioso.
Il vecchio dalla lunga barba cominciò dicendo: "Sono il custode del libro che tieni tra le mani. Questi volumi hanno un valore inestimabile, Jonas.Ogni essere umano scrive il proprio, vivendo. Non puoi essere tu a determinarne le azioni future, a decidere del loro vivere o del loro morire.So che avresti tanto desiderato conoscere tuo nonno, ma non puoi più cambiare il contenuto del libro. Sappi che ha avuto una vita lunga ed intensa, ha compiuto tutti i suoi giorni: il suo libro è ricco e vissuto fino all'ultima pagina. Devi esserne fiero e tenerlo nel tuo cuore per sempre."
Jonas era esterrefatto e chiese commosso:"Nel mio libro si parlerà anche dell' incontro che ho avuto con te?" " Certo!" Rispose sorridendo il vecchio custode:" E' gia tutto scritto." Jonas si alzò e restituendo il libro esclamò orgoglioso:"Allora, credo proprio che quella della mia vita sarà la storia più magica ed avvincente al mondo!".
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