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L'occhio della Musica
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Al giovane chierichetto piaceva immensamente attardarsi dopo le funzioni religiose per vederlo. L'eremita. Così veniva scherzosamente chiamato in paese quello strano organista cieco che abitava in una bicocca fuori dal centro abitato con la moglie devota e che non scambiava mai parola con nessuno.
Qualcuno malignamente sosteneva che fosse pure muto, che avesse più d'una rotella fuori posto e che fosse invitato ogni anno a suonare semplicemente per compassione.
Ormai avevano imparato a trascurarlo come loro li aveva sempre trascurati, non senza manifestare comunque qualche piccolo gesto di scherno: si guardavano facendo spallucce mentre si dirigeva ogni giorno a suonare accompagnato per mano dalla consorte, ridacchiavano della sua alterigia e lanciavano qualche occhiata lassù all'organo durante la messa nella speranza di coglierlo in atteggiamenti particolari o anomali per il solo gusto di veder confermate le loro idee sul suo conto.
Ma al ragazzo tutte queste erano sempre parse sciocchezze. Ogni volta che il suo sguardo si posava sopra quell'asceta dal volto spento e inespressivo provava una netta sensazione di inferiorità, come quando si incontrano quegli individui straordinari che emanano una strana aura di mistero e potere insieme, che ti fanno sentire stupido e insignificante per il fatto stesso che loro, pur essendo immensamente intelligenti, hanno deciso di essere insignificanti al mondo per essere decisivi a loro stessi e alla sacra missione che si sono prefissi in questa vita.
La sacra missione di quell'uomo era la musica.
Qualcuno malignamente sosteneva che fosse pure muto, che avesse più d'una rotella fuori posto e che fosse invitato ogni anno a suonare semplicemente per compassione.
Ormai avevano imparato a trascurarlo come loro li aveva sempre trascurati, non senza manifestare comunque qualche piccolo gesto di scherno: si guardavano facendo spallucce mentre si dirigeva ogni giorno a suonare accompagnato per mano dalla consorte, ridacchiavano della sua alterigia e lanciavano qualche occhiata lassù all'organo durante la messa nella speranza di coglierlo in atteggiamenti particolari o anomali per il solo gusto di veder confermate le loro idee sul suo conto.
Ma al ragazzo tutte queste erano sempre parse sciocchezze. Ogni volta che il suo sguardo si posava sopra quell'asceta dal volto spento e inespressivo provava una netta sensazione di inferiorità, come quando si incontrano quegli individui straordinari che emanano una strana aura di mistero e potere insieme, che ti fanno sentire stupido e insignificante per il fatto stesso che loro, pur essendo immensamente intelligenti, hanno deciso di essere insignificanti al mondo per essere decisivi a loro stessi e alla sacra missione che si sono prefissi in questa vita.
La sacra missione di quell'uomo era la musica.