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Il destino del calzino

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by piero tallarico

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Mi si è bucato un calzino. Non una notizia eclatante, lo ammetto. E’ che ci sono rimasto male. Sono quelle cose minime e inaspettate che possono sconcertare, quando accadono. E’ stato stamattina. Sono arrivato a lavoro ghiacciato di vespa, le dita fredde nonostante i guanti. Ho bussato con la chiave sul vetro e nel tempo che c’è fra l’uno e il dieci sono apparsi gli occhi assonnati del portiere di notte. Mi piace quando arrivo, che è parecchio prima dell’alba. Notte fuori, notte dentro, lui che apre, io che conosco la strada e faccio i miei passi tranquilli e mi muovo sicuro come un gatto di notte. C’è un silenzio enorme, una meraviglia da suggestionare le menti deboli, e ogni mattina immagino di entrare per primo in un posto che è pieno dei sogni degli altri. Ogni mattina, in mezzo ai gesti sempre uguali non posso fare a meno di pensarlo, anche per un secondo solo. Chissà perché poi, uno si innamora delle immagini che stanno solo nella sua testa. Non importa. Poi soliti gesti, via maglione e maglietta, un’occhiata allo specchio, brivido di freddo e poi via le scarpe, senza slacciarle, la solita combine tra punta e tallone. E’ stato lì, che l’ho visto. Ecco, la cosa strana, quella per cui scrivo, è il ricordo della sensazione, del misto tra incredulità e dispiaciuto stupore che ho sentito disegnarsi sulla faccia partendo da dentro fino allo sguardo. Un po’ troppo per un calzino bucato. Però le cose strane se non fossero strane non sarebbero strane, e allora è da non crederci che da quello stupore, da quel dolore minimo siano partiti pensieri e perfino ricordi imprevisti, tenuti insieme dal pretesto....
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