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Ghiaccioli di ferragosto
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Normalmente non do mai passaggi agli autostoppisti. Normalmente.
Ma quel giorno feci uno strappo alla regola, e se mi chiedeste il perchè, ancora non ve lo saprei spiegare. Forse è che trovare per strada in un torrido giorno di agosto un'eschimese vestita di pelli di foca e cappuccio peloso scardina la normalità. Forse ero solo annoiato da una città che a ferragosto va in un letargo estivo capace di sopire ogni interesse. Sta di fatto che me la trovai lì, all'angolo fra la latteria e il panettiere con il suo pollice puntato all'infuori: aveva un'espressione un po' corrucciata, gli occhi fissi e la bocca piccola stretta in un bacio astratto e improbabile, lo sguardo perso di noncuranza e un paio di ciocche ribelli che le cadevano sul viso coprendole appena il sopracciglio destro.
Era bella, di quelle bellezze arcane, quasi segrete; quelle bellezze non ostentate ma vere, quelle che non hanno bisogno di pettinature o trucchi per rivelarsi ma comunicano nella loro semplicità tranquillità e forza, decisione e fragilità. Combinazioni di fascino opposto che producono ipnotica ammirazione e irrefrenabile curiosità.
Non essendo esperto in materia pensai a cosa dirle: alla fine accostai e me ne uscì con un semplice "dove vai?" senza nemmeno chiedermi se parlasse italiano.
Lei ruppe la seriosità che caratterizzava il suo viso per aprisi in un magnifico e dolce sorriso: "ovunque tu vada" sussurrò; e lo disse mantenendo quel sorriso che comparso così all'improvviso e inaspettato mi lasciò senza parole. "Salta su" dissi ,sentendomi un po' il protagonista di un film, "vediamo cosa ci offre questa città sonnechiante"
Ma quel giorno feci uno strappo alla regola, e se mi chiedeste il perchè, ancora non ve lo saprei spiegare. Forse è che trovare per strada in un torrido giorno di agosto un'eschimese vestita di pelli di foca e cappuccio peloso scardina la normalità. Forse ero solo annoiato da una città che a ferragosto va in un letargo estivo capace di sopire ogni interesse. Sta di fatto che me la trovai lì, all'angolo fra la latteria e il panettiere con il suo pollice puntato all'infuori: aveva un'espressione un po' corrucciata, gli occhi fissi e la bocca piccola stretta in un bacio astratto e improbabile, lo sguardo perso di noncuranza e un paio di ciocche ribelli che le cadevano sul viso coprendole appena il sopracciglio destro.
Era bella, di quelle bellezze arcane, quasi segrete; quelle bellezze non ostentate ma vere, quelle che non hanno bisogno di pettinature o trucchi per rivelarsi ma comunicano nella loro semplicità tranquillità e forza, decisione e fragilità. Combinazioni di fascino opposto che producono ipnotica ammirazione e irrefrenabile curiosità.
Non essendo esperto in materia pensai a cosa dirle: alla fine accostai e me ne uscì con un semplice "dove vai?" senza nemmeno chiedermi se parlasse italiano.
Lei ruppe la seriosità che caratterizzava il suo viso per aprisi in un magnifico e dolce sorriso: "ovunque tu vada" sussurrò; e lo disse mantenendo quel sorriso che comparso così all'improvviso e inaspettato mi lasciò senza parole. "Salta su" dissi ,sentendomi un po' il protagonista di un film, "vediamo cosa ci offre questa città sonnechiante"