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Niente di personale

1

by Valentina Olivieri

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Sono un tipo abitudinario. La mia abitudine è bere. Quella volta che il bar Catfish ha chiuso per fallimento ero così disperato che sono tornato a prendere a calci la saracinesca tutti i giorni per due settimane, finchè qualcuno ha chiamato la polizia e io gli ho lanciato la prima cosa che ho trovato lì intorno.
Sono un tipo abitudinario che beve e lancia gatti ai poliziotti. Mentre ripenso a quel gatto si è fatta sera e non ho ancora trovato una scusa decente per presentarmi a casa di Vivian senza darle nuovamente l’impressione di essere un idiota. Perché ciò che conta, lo dicono tutti, è la prima impressione, ma della seconda impressione non parla nessuno, e non deve essere un buon segno, questo. Ma io renderò la seconda impressione quella giusta, quella che mi permetterà di uscire con lei molto presto e di farci l’amore, ci puoi giurare Victor, quant’è vero che sei qui adesso. Molto presto...forse proprio questa notte. Il ricordo di quando l'ho incontrata mi toglie il sonno da una settimana, e questa per un abitudinario è una bella rottura di palle. Lei che si rosicchia le dita coi bei denti bianchi e un po’grandi, lei con lo sguardo fisso nel vuoto a inseguire il filo di chissà quale pensiero, ed io lì, immobile come un idiota (appunto). Quel ricordo mi torna in mente troppo spesso ormai, come una nuova abitudine. Più la guardavo più desideravo di possederla, di vincerla, magari un giorno di sposarla, ma poi conclusi che era già abbastanza seccante essermi svegliato in quel vagone senza avere uno straccio di ipotesi sul perché.
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2

by Diego Noce

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E si, perchè per uno come me, un abitudinario, una cosa come svegliarsi su un treno in corsa verso mete ignote con indosso vestiti che non ho mai visto prima (ma che, diavolo di un boia, sto da dio conciato cosi..) e in mano quel che resta di una bottiglia di Rhum da quattro soldi beh.. è una bella scocciatura!
Escludendo il particolare della bottiglia, a quello sono abituato da quando quella bettola ha deciso di chiudere i battenti.
Mi guardo intorno e mi rendo conto per la seconda volta di non ricordare nulla, devo essermi preso una bella sbronza di quelle che lasciano il segno. E allora cerco volti noti, indizi, qualsiasi cosa maledizione!
Nulla. Ci sono solo due facce nel vagone con me, due facce e un muso: un tizio coi capelli rossi e un naso da pugile, conciato in giacca e cravatta che sembra appena uscito da un funerale alla buona, una ragazza che avrà si e no venticinque anni, con tanto di i-pod e sguardo perso nel vuoto, e un cane, seduto nel sedile di fronte al mio, che mi fissa.
Diavolo, me ne sono accorto solo ora, il cagnaccio mi fissa, mi scruta, ma che vuole? Ma chi t'ha mai visto bello? Fila via sacco di pulci.
Mi sento un idiota, più che mai in questo momento. Io, il mio farfallino da gala rosso (che poi.. rosso, ma dai!) e la mia bottiglia mezza vuota.
Finalmente una buona notizia, arriva il controllore, magari riesco a capire dove diavolo sono diretto..
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by Luca V.

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Il controllore mi guarda e, con un'espressione complice sul volto, domanda " abbiamo fatto bisboccia eh?" Al che io di rimando, sfodero una faccia che dice " ebbene sì, sono un discolaccio, che ci posso fare?". Quello ridacchiando allunga una mano col palmo rivolto in sù e fa un gesto con le dita, un lampo di genio mi attraversa il cervello, vuole il biglietto! A volte mi stupisco della mia perspicacia. Ora si tratta solo di spiegargli che sono un tipo abitudinario, ma che per qualche motivo a me ignoto ieri sera mi sono ubriacato come neanche Dean Martin, mi sono svegliato con un'amnesia da cavallo su questo treno, i vestiti non sono miei e non so neppure dove va il maledetto treno. Mi pare di far cosa giusta iniziando con un "Non credo di avere il biglietto amico mio, anzi a tal proposito volevo chiederle..." Lì l'allegro controllore alza la mano, mi stoppa con fare autorevole e :" guardi, lei è un tipo davvero simpatico, ma purtroppo il treno è pieno e non manca molto a Pasadena, non ho tempo da perdere, vedo chiaramente il biglietto che spunta dal taschino della sua giacca". "La mia giacca?" penso "ma chi l'ha mai vista questa..." poi la mia perspicacia prende ancora il sopravvento e sfilo il biglietto dalla giacca, lo osservo con attenzione, come farebbe Indiana Jones con un manufatto Inca ricoperto di rubini. C'è scritto il mio nome, pure il cognome, tutto quanto, prima classe per Pasadena. Un po' sconvolto porgo il biglietto, lui lo timbra, fa per andarsene, poi si gira, " Il cane è suo?" io guardo il cane, guardo lui... "A questo punto credo di si".
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