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Nonna America
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C’è qualcosa di mite nelle labbra di sua nonna, quando non mette il rossetto. Qualcosa di innocente nelle sue mani grandi, nei fianchi larghi e nel seno lento.
Antonio la spia tra la filigrana della tenda di seta, nonna Lorenza sembra un graffito.
Nonno Ubaldo assaggia il sugo con la fronte corrugata, si passa la lingua sui denti e chiama a tavola, piano, poi alza la voce, ché nonna Lorenza non lo sente. Antonio lo sente, esce dalla tenda solo alla terza chiamata e si siede al suo posto, tra le gambe del tavolo. Nonna Lorenza è ancora davanti al camino, con gli occhiali spessi sul naso e la testa china su uno dei suoi quaderni a quadretti, la televisione accesa, parla con lei e muove le dita sulla calcolatrice; ogni tanto appunta qualcosa a penna. Nonno Ubaldo la chiama ancora, spazientito, ha il grembiale legato male in vita e la barba sporca di sugo.
- Basta con queste stronzate, fosse una volta che vinci!Nonna quando vince ti porta in America, nonna Lorenza lo ripeteva sempre ad Antonio, e lui faceva sì con la testa; nonno Ubaldo guardava in aria, diceva che la fortuna non è donna che si fa calcolare e che i numeri che lei giocava non uscivano per dispetto. Come quella volta che hai sognato l’elezione del papa nero e invece abbiamo avuto il tedesco, la canzonava nonno.
Antonio ha quasi finito le fettuccine, ha macchiato la tovaglia e ci ha messo il bicchiere sopra per coprire. Nonna Lorenza alza il volume della televisione in sala, ora elencano i numeri vincenti. Nonno ha appena finito di condire l’insalata di pomodori, quando nonna Lorenza si trascina sulla porta della cucina.
Ha gli occhi gonfi, è pallida. Sembra che abbiano provato a colorarla con dei pennarelli scarichi.
Antonio la spia tra la filigrana della tenda di seta, nonna Lorenza sembra un graffito.
Nonno Ubaldo assaggia il sugo con la fronte corrugata, si passa la lingua sui denti e chiama a tavola, piano, poi alza la voce, ché nonna Lorenza non lo sente. Antonio lo sente, esce dalla tenda solo alla terza chiamata e si siede al suo posto, tra le gambe del tavolo. Nonna Lorenza è ancora davanti al camino, con gli occhiali spessi sul naso e la testa china su uno dei suoi quaderni a quadretti, la televisione accesa, parla con lei e muove le dita sulla calcolatrice; ogni tanto appunta qualcosa a penna. Nonno Ubaldo la chiama ancora, spazientito, ha il grembiale legato male in vita e la barba sporca di sugo.
- Basta con queste stronzate, fosse una volta che vinci!Nonna quando vince ti porta in America, nonna Lorenza lo ripeteva sempre ad Antonio, e lui faceva sì con la testa; nonno Ubaldo guardava in aria, diceva che la fortuna non è donna che si fa calcolare e che i numeri che lei giocava non uscivano per dispetto. Come quella volta che hai sognato l’elezione del papa nero e invece abbiamo avuto il tedesco, la canzonava nonno.
Antonio ha quasi finito le fettuccine, ha macchiato la tovaglia e ci ha messo il bicchiere sopra per coprire. Nonna Lorenza alza il volume della televisione in sala, ora elencano i numeri vincenti. Nonno ha appena finito di condire l’insalata di pomodori, quando nonna Lorenza si trascina sulla porta della cucina.
Ha gli occhi gonfi, è pallida. Sembra che abbiano provato a colorarla con dei pennarelli scarichi.