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Gioia, fermata Gioia.
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Linea M2, fermata Gioia.
Avrà avuto la mia età, o forse qualche anno in meno. Cattura da subito la mia attenzione, impossibile chiedere agli occhi di guardare altrove. Il viso segnato da grosse rughe in più parti, bermuda, felpa, t-shirt XXL per spalle che sembrano in bilico su un corpo assai gracile, ai piedi nessuna havaianas alla moda, ma un vecchio sandalo che svela piedi arrossati e una certa distanza dall'acqua. Provo a ignorarlo, ma lui non ricambia il mio atteggiamento. Mi fissa e mi parla. O meglio mi supplica, mi chiede aiuto, hanno portato via il suo trancio di pizza. Pare sia stata sua sorella l'artefice, la indica, é a qualche passo da noi e ha un'altezza di appena 90 cm da terra. Perché lui quella bambina la vede, ma io no, come nessuno dei viaggiatori alla banchina della metro. La sua disperazione incontra il mio imbarazzo, la sua voce rotta dal singhiozzo risuona nel mio assoluto silenzio. Lui la vede persino masticare quel trancio di pizza, vede la mozzarella filare, le patate croccanti, é concentrato sulle labbra della piccola mentre prova con imprecisione ad afferrarmi una mano. Cerca la mia complicità, ma ottiene solo la mia distanza. La carrozza é in arrivo, mi ricompongo, l'odore acre dei freni prende la gola, il rombo metallico toglie il sonoro a quello sguardo infantile. Si va. Non smetto di osservarlo da dietro il vetro, é immobile e continua a rivolgersi con le parole a quei 90cm di vuoto. La metro va, lui si fa sempre più piccolo, fino a sparire. E mi chiedo chi sia quel ragazzo, quale sia la sua storia e se una sorella lo stia davvero aspettando. Chissà dove. Nessuna risposta. Restano i suoi occhi e la mia incapacità di aiutarlo.
Avrà avuto la mia età, o forse qualche anno in meno. Cattura da subito la mia attenzione, impossibile chiedere agli occhi di guardare altrove. Il viso segnato da grosse rughe in più parti, bermuda, felpa, t-shirt XXL per spalle che sembrano in bilico su un corpo assai gracile, ai piedi nessuna havaianas alla moda, ma un vecchio sandalo che svela piedi arrossati e una certa distanza dall'acqua. Provo a ignorarlo, ma lui non ricambia il mio atteggiamento. Mi fissa e mi parla. O meglio mi supplica, mi chiede aiuto, hanno portato via il suo trancio di pizza. Pare sia stata sua sorella l'artefice, la indica, é a qualche passo da noi e ha un'altezza di appena 90 cm da terra. Perché lui quella bambina la vede, ma io no, come nessuno dei viaggiatori alla banchina della metro. La sua disperazione incontra il mio imbarazzo, la sua voce rotta dal singhiozzo risuona nel mio assoluto silenzio. Lui la vede persino masticare quel trancio di pizza, vede la mozzarella filare, le patate croccanti, é concentrato sulle labbra della piccola mentre prova con imprecisione ad afferrarmi una mano. Cerca la mia complicità, ma ottiene solo la mia distanza. La carrozza é in arrivo, mi ricompongo, l'odore acre dei freni prende la gola, il rombo metallico toglie il sonoro a quello sguardo infantile. Si va. Non smetto di osservarlo da dietro il vetro, é immobile e continua a rivolgersi con le parole a quei 90cm di vuoto. La metro va, lui si fa sempre più piccolo, fino a sparire. E mi chiedo chi sia quel ragazzo, quale sia la sua storia e se una sorella lo stia davvero aspettando. Chissà dove. Nessuna risposta. Restano i suoi occhi e la mia incapacità di aiutarlo.