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Majid

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by Giovanni Rettore

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Abdel Ahad osservò il vecchio sciamano. Erano seduti all'interno della tenda di Kualama e il vecchio era silenzioso, immerso nella sua magia. Fuori si sentivano le guardie affilare le proprie adarga sulle pietre. Aveva la gola secca e allungò il braccio verso la borraccia, ma Kualama lo fermò. Gli afferrò il polso e con una forza sorprendente gli girò la mano verso l'alto. Gli dischiuse le dita e gli poggiò sul palmo un sassolino bianco della grandezza di una moneta. Abdel non capì. "Non bere ciò che chiedi per il tuo popolo. Sarebbe irrispettoso nei loro confronti." Abdel pensò che intendesse la sua gente, ma quando lo vide alzare gli occhi e le mani verso il cielo capì. Kualama richiuse gli occhi e intonò una cantilena leggera e lamentosa, poi prese un sacchetto e tirò fuori alcune ossa. Dopo averle lanciate in aria gridò una sola parola che Abdel non riuscì a comprendere. Non era la sua lingua, era quella di Kualama. Lo sciamano aprì gli occhi e scrutò il tappetino di fronte a sé, ma il risultato non lo soddisfece, così riprese le ossa e ripeté l'operazione. Ancora una volta rimase perplesso. "Non si può fare quindi?" "Tutto si può fare, sciocco sovrano. Tutto. Solo che non capisco." "Che cosa non capisci?" chiese il sovrano, infastidito. "Non era mai successo. Gli dei mi hanno dato una risposta, ma io non la comprendo." Abdel gli fece cenno con la mano di continuare. "Per ogni cosa che si chiede loro, loro chiedono qualcosa in cambio. Alle volte sono cuori di capre, altre corna e testicoli di toro. Ma stavolta mi hanno chiesto una cosa che mai avevo sentito." "Che cosa?" "Vogliono Majid. Solo che non so cosa significhi né dove si trovi. Trova Majid e avrai la pioggia."
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