Iniziava rotolando nel selciato, la giornata era partita e l'odore d'urina stantia si mescolava al disinfettante sciolto nell'acqua. Dal basso le città si somigliano tutte, odori e passaggi raccontano le stesse notti.
Come ogni mattina Salvador si girò dall'altra parte, dando le spalle a Madrid e a tutto il resto. "A la mierda", santificò per iniziare bene la giornata.
E sarebbe pure tornato tranquillamente a dormire e a smaltire l'ennesima colossale disgustosa sbronza se non fosse stato preso di peso (la giacca si strappò all'altezza delle ascelle) e tirato e sollevato finché non si trovò in piedi.
"Allora è questo quello che si prova...a stare su due gambe...la mattina presto..."
-Sono le undici del mattino, Salvador.
L'uomo massiccio che l'aveva rimesso in posizione eretta aveva l'aria molto seria, la barba molto nera e gli occhi molto lucidi. Se ne stava lì piantato con ancora una mano sulla spalla destra di Salvador (per tenerlo in piedi o per assicurarsi che non se la svignasse) e con l'altra alla cintura. Salvador chiuse un occhio per metterlo meglio a fuoco: e chi demonios era?
-Mica ti conosco...
-Sì che mi conosci...- rispose l'altro, girando Salvador e spingendolo via dalla fontana dove se ne stava accasciato e tranquillo fino a pochi minuti prima -...mi conosci e ieri mi hai fatto una promessa. Adesso la rispetti, anzi, la rispettiamo insieme, da veri uomini.
Salvador cercò di alzare lo sguardo e capire dove stavano andando. La mano dell'altro era sempre stretta sulla sua spalla, decisa a non mollare la presa, e lo guidava oltre la piazza e attraverso i vicoli stretti e umidi. Si fece improvvisamente serio, tra i fumi dell'alcool e luce schermata dalle case più alte. -Eri anche tu alla taverna, ieri?