www.20lin.es

login / sign-up
  • Commenta

Sirene metropolitane

1

by Manuela Raganati

Like 5 Bookmark
Le storie non nascono in venti righe. Le storie nascono in spazi aperti e senza limiti. Pagine bianche e senza steccati si aprivano davanti a lei quella mattina di maggio. L'aria era fresca e leggera come una carezza delicata di sua madre. La strada come tutte le mattine la conduceva al lavoro. Suri si vestiva sempre a caso, senza badare troppo alle mode. Piuttosto sceglieva in base ai colori del suo umore mattutino, che spesso propendeva verso i colori del mare: il petrolio le dava una sensazione di completezza e di fascino elegante. Alta e bionda, Suri non passava inosservata. Per questo le piaceva nascondersi dietro grandi occhiali da sole e, per immergersi meglio nel suo mondo, alzava al massimo l'Pod, sceglieva una traccia e la sentiva in loop, fino a quando arrivava davanti al portone del suo ufficio. Oggi aveva scelto Jun Miyake - Lilies of the Valley.
Suri era una ragazza di quasi trent'anni e aveva tanti sogni ancora da realizzare. Amava scrivere. Il suo sogno fin da piccola era stato quello di pubblicare un libro. Per lei quel sogno non era una chimera, ma piuttosto uno scrigno dove spesso le piaceva riporre la sua anima poetica. Aveva scoperto, grazie alla vita, di avere un dono speciale: Suri era una persona di una sensibilità straordinaria, vedeva nelle cose qualcosa che gli altri non riuscivano a cogliere con immediatezza. Quella capacità di penetrare la vita con lo sguardo, i sensi e le parole facevano di Suri una vera e propria aeda, una sirena dal canto dolce, seducente e metropolitano.
  • Commenta
2

by Maria Maio

Like 3 Bookmark
Il sogno per il momento rimaneva tale, naufragava tra le incombenze giornaliere di una vita fatta di quotidianità a volte spicciola e frenetica, anche se necessaria: l'affitto di casa, le bollette da pagare, la spesa da fare, il lavoro da mandare avanti, ma scrivere per lei era una necessità, quasi come respirare. Sapeva usare le parole come il pittore si serve di colori e pennelli, per dare forma e visibilità ai richiami dell'anima, alle esigenze dello spirito, al senso dei giorni che la vita nasconde sotto il mantello di una routine che diventa abitudine, che ci anestetizza, ci assuefà e ci impedisce di guardare alle cose del mondo con occhi chiari e limpidi. Suri era in grado di percepire la tenerezza nello sguardo di un passante, la tristezza celata in un sorriso, la delusione nel capo chino di chi le stava seduto accanto sull'autobus, la frenesia gioiosa delle dita che corrono veloci sulla tastiera del computer mentre si scrive una mail d'auguri all'amica distante, l'estate nel soffio tiepido che le accarezzava il viso in quella mattina di maggio. Arrivò davanti al portone dell'ufficio, quando l'iPod accennava per la terza volta i primi accordi dell'intro. Spense la musica; mentre si toglieva le cuffie e le riponeva in borsa alzò gli occhi verso il palazzone grigio che sembrava schiudersi in un sorriso dalle persiane verdi spalancate...da quanto tempo lavorava lì ormai? Quattro...no...cinque anni.
Avanti
 
Segui @20Lines