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Sirene metropolitane

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by Manuela Raganati

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Le storie non nascono in venti righe. Le storie nascono in spazi aperti e senza limiti. Pagine bianche e senza steccati si aprivano davanti a lei quella mattina di maggio. L'aria era fresca e leggera come una carezza delicata di sua madre. La strada come tutte le mattine la conduceva al lavoro. Suri si vestiva sempre a caso, senza badare troppo alle mode. Piuttosto sceglieva in base ai colori del suo umore mattutino, che spesso propendeva verso i colori del mare: il petrolio le dava una sensazione di completezza e di fascino elegante. Alta e bionda, Suri non passava inosservata. Per questo le piaceva nascondersi dietro grandi occhiali da sole e, per immergersi meglio nel suo mondo, alzava al massimo l'Pod, sceglieva una traccia e la sentiva in loop, fino a quando arrivava davanti al portone del suo ufficio. Oggi aveva scelto Jun Miyake - Lilies of the Valley.
Suri era una ragazza di quasi trent'anni e aveva tanti sogni ancora da realizzare. Amava scrivere. Il suo sogno fin da piccola era stato quello di pubblicare un libro. Per lei quel sogno non era una chimera, ma piuttosto uno scrigno dove spesso le piaceva riporre la sua anima poetica. Aveva scoperto, grazie alla vita, di avere un dono speciale: Suri era una persona di una sensibilità straordinaria, vedeva nelle cose qualcosa che gli altri non riuscivano a cogliere con immediatezza. Quella capacità di penetrare la vita con lo sguardo, i sensi e le parole facevano di Suri una vera e propria aeda, una sirena dal canto dolce, seducente e metropolitano.
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by Chiara Magni

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Suri infatti sapeva che per scrivere non è solo indispensabile una buona conoscenza della grammatica e un lessico impeccabile, ma è anche necessario avere qualcosa da comunicare. Per farlo bisogna prendere il mondo tra le mani, girarlo e rigirarlo come fosse una palla cercando di cogliere ogni sua sfumatura e poi inciderlo come un pezzo di legno da cui ricavare l'essenza della vita. Perché prima di diventare scrittori bisogna imparare ad andare al di là delle apparenze, proprio come le aveva detto la sua maestra di italiano alcuni anni fa.
Era il lontano 1986. Quel giorno l'insegnante aveva assegnato ai suoi alunni il compito di scrivere un tema partendo da questa traccia: "Frugando in un cassetto ho trovato...". Quasi tutti i compagni di Suri avevano immaginato di scoprire mostri, giocattoli, libri e figurine. Lei invece dentro quel cassetto non aveva trovato nulla. Quando la maestra le aveva chiesto perché, Suri aveva risposto: "Ci sono cose che non si vedono con gli occhi, ma solo col cuore". Il giorno dopo la maestra le aveva portato un libro: "Il Piccolo Principe" e glielo aveva regalato. Poi, poggiandole una mano sulla spalla, le aveva sussurrato: "Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. E tu da grande racconterai il mondo, perché sei in grado di osservare in profondità ciò che ti circonda".
Mentre ripensava a queste parole, Suri osservava quelle pagine bianche e si domandava perché dopo l'incidente di due anni fa aveva smesso di scrivere.
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