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I tuoi Giochi, i miei Giochi

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by Erwin Buchmann

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Alla fine, ciclicamente ritornano.
Dimenticate per un mondiale di calcio, disturbate dagli europei in tv, confuse dagli spettatori più distratti con i mondiali di atletica: le Olimpiadi hanno fatto capolino, di nuovo, sul palcoscenico del mondo, portando con sé le loro emozioni, il sincretismo religioso dello sport che unisce i popoli più lontani.
Ripenso come fosse ieri alle prime Olimpiadi di cui ho memoria nitida, Atlanta '96.
Johnson che corre, brucia la curva e si invola sul traguardo dei 200, stabilendo il record del mondo. Riguardando le immagini, confondevo le mie emozioni: avevo appena visto Forrest Gump al cinema e la commozione era quella del bambino che vuole correre, correre come il vento che soffia, come quell'uomo in tv.
Me la immaginavo in quei giorni olimpici come una gara a tre, io Johnson e Gump di corsa fino alla fine della via di casa, solo che neanche in bici riuscivo a stare dietro a quei due (nel fantasticare sono sempre stato realista).
Così mi risveglio, o meglio mi riaddormento, e sono a Londra 2012, disteso in palestra che sciolgo i muscoli prima di scendere in pista.
Vicino a me, il più forte velocista Jamaicano, un'amicizia stretta sulle piste rosse di atletica in giro per il mondo; parliamo della gara che si svolgerà tra poco, simuliamo le partenze ai blocchi, scherziamo sulle nostre divise ed esultanze, mentre ci prepariamo per la gara più importante dei giochi olimpici.
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