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Il mulino di una volta
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Buongiorno a voi, mi presento. Sono un mulino di pietra, di quelli di una volta, che non esistono più. Non guardatemi così, e’ vero, di me è rimasto poco, non ho tetto ne finestre, le mie mura sono crollate, e dove c’erano archi ci sono macerie. Le travi, che erano forti, adesso sono legna buona nemmeno per il fuoco, e posso solo far da nido a qualche uccello che ha perso la strada e che poi ripartirà, tutto qui. Ma ho la mia storia io, un tempo tutto il paese passava di qui, e ho visto sbocciare amori, covare rancori, e fuochi nelle notti di festa. Milioni di parole hanno dato respiro alle mie mura asciugando l’umidità col calore di cose e di gente, di pane e di poco, cose che voi nemmeno potete immaginare. Avevo tende grezze e un camino enorme nella cucina, e sedie piccole, e parole antiche e vere sedute sopra. Ho avuto inverni tormentati di neve e carestie terribili, dove la fame chiedeva inutilmente grano alla terra assetata. E le stanze, dai muri spessi e dai letti enormi, i bambini nel mezzo e l’amore fatto spesso per necessità, in una fretta naturale e silenziosa. La vita, viveva qui. Potrei raccontare mille cose di quando ancora esistevano i viandanti, prima che la miseria svuotasse il paese. Nostalgia dite? forse, ma senza dolore o rimpianto, quel che vi offro è un aiuto ad ammirare i miei resti, a leggere la mia storia attraverso la forma di ogni pietra rimasta. Non aggrottate la fronte col dispiacere, ho una dignità che non si misura, non covo nostalgie per avere una parte decente davanti a voi e non lo farò mai, perché io sarò sempre e ancora qui, a guardare il tempo che passa.