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Il risveglio del gigante

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by Fausto Sacripanti

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Cleopatra continuava impertinente a dare ordini a destra e a manca ai suoi subordinati, che la assecondavano in tutto e per tutto. A lei piaceva essere compiaciuta, servita e riverita. I lavori per la costruzione della terza piramide avanzavano lentamente secondo la sua personale opinione, dettata più dall'ansia che da un effettivo riscontro progettuale. Gli schiavi erano allo stremo delle forze, lavoravano ininterrottamente giorno e notte, intervallandosi con brevi turni di ristoro, per recuperare le forze e portare così a conclusione la maestosa opera in tempo per l'attesissimo evento. Gli antichi sacerdoti egizi conoscevano bene la profezia: "Ogni cinquemila anni, le tre sculture divine che si stagliano nel cielo cingeranno la vita dell'umanità e il sonno del gigante cesserà al cospetto del fuoco sacro". Molte furono le interpretazioni date alla profezia nel corso dei secoli, le più antiche civiltà provarono ad interpretare quelle misteriose parole ma nessuna ebbe successo. Soltanto i sacerdoti egizi, la cui religione era strettamente connessa all'interpretazione dei segni che derivavano dal cielo, per la prima volta intuirono che la costellazione della profezia doveva riferirsi alla cintura di Orione, il gigante mitologico. Quando Alnitak, Alnilam e Mintaka si sarebbero allineate assieme alle imponenti costruzioni, che avrebbero preso il nome di piramidi - ciò che va su -, qualcosa di grande sarebbe accaduto. E la notte tanto attesa arrivò, tutto era pronto per l'invocazione. Cleopatra era un passo dietro ai sacerdoti, in trepidante attesa. Il rito del fuoco ebbe inizio.
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by Maria Maio

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Le piramidi si stagliavano maestose contro la volta celeste carica di stelle, sbocciate d'improvviso come fiori a primavera. Tutto era stato preparato a dovere sotto lo sguardo severo ed esigente della regina.
Le vie della città erano deserte ed un silenzio teso ed irreale dominava la folla venuta ad assistere allo straordinario evento.
Gli occhi erano rivolti al tempio sulla cui sommità il Primo sacerdote si preparava a recitare ad alta voce gli inni sacri previsti per la celebrazione.
Il fuoco venne acceso all'interno del grande cratere ed il ministro alzando in alto le mani, cominciò dicendo:" Oh sacro fuoco che rischiari le tenebre del mondo e della mente umana, che ci doni ristoro e calore, che purifichi le nostre colpe ed illumini i nostri meriti, accetta i doni che il tuo popolo ti offre e diventa per noi messaggero di luce tra terra e cielo. Le tue fiamme, lambiscano la dimora del gigante cacciatore, condannato al sonno eterno dal morso velenoso dello scorpione perchè doni ai tuoi sudditi prosperità ed abbondanza.".
Le ancelle erano disposte a cerchio intorno al fuoco e recavano piatti d'oro colmi di riso, orzo, sesamo, incensi e mirra. Con movimenti coordinati e solenni, non appena il sacerdote ebbe concluso l'invocazione, versarono i doni nel cratere. Le fiamme come sotto l'influsso di un mantice misterioso ed invisibile si intensificarono sprigionando un acuto profumo e si alzarono in alto fino a sfiorare le stelle, illuminando la notte di rosso ed arancio.
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