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Cleopatra continuava impertinente a dare ordini a destra e a manca ai suoi subordinati, che la assecondavano in tutto e per tutto. A lei piaceva essere compiaciuta, servita e riverita. I lavori per la costruzione della terza piramide avanzavano lentamente secondo la sua personale opinione, dettata più dall'ansia che da un effettivo riscontro progettuale. Gli schiavi erano allo stremo delle forze, lavoravano ininterrottamente giorno e notte, intervallandosi con brevi turni di ristoro, per recuperare le forze e portare così a conclusione la maestosa opera in tempo per l'attesissimo evento. Gli antichi sacerdoti egizi conoscevano bene la profezia: "Ogni cinquemila anni, le tre sculture divine che si stagliano nel cielo cingeranno la vita dell'umanità e il sonno del gigante cesserà al cospetto del fuoco sacro". Molte furono le interpretazioni date alla profezia nel corso dei secoli, le più antiche civiltà provarono ad interpretare quelle misteriose parole ma nessuna ebbe successo. Soltanto i sacerdoti egizi, la cui religione era strettamente connessa all'interpretazione dei segni che derivavano dal cielo, per la prima volta intuirono che la costellazione della profezia doveva riferirsi alla cintura di Orione, il gigante mitologico. Quando Alnitak, Alnilam e Mintaka si sarebbero allineate assieme alle imponenti costruzioni, che avrebbero preso il nome di piramidi - ciò che va su -, qualcosa di grande sarebbe accaduto. E la notte tanto attesa arrivò, tutto era pronto per l'invocazione. Cleopatra era un passo dietro ai sacerdoti, in trepidante attesa. Il rito del fuoco ebbe inizio.
