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Una storia inverosimile

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by Fabio Raimondi

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Voglio raccontarvi una storia vera. E' però così inverosimile che non mi credereste mai, fingiamo quindi sia un racconto di fantasia, vi va? Mi chiamo Fabio e sono un normale ragazzo di 25 anni che di quando in quando sente il bisogno di partire per una piccola avventura. Recentemente l'occasione si è presentata sotto forma di invito, da parte di un amico francese, a trascorrere un weekend in un'antica villa vicino Tolosa. La prospettiva di un ballo in maschere veneziane e smoking non mi entusiasmava, ma percorrere i 1.000km tra Milano e Tolosa in moto, con l'incertezza delle condizioni atmosferiche e uno smoking pigiato tra la tenda e la tanica d'emergenza sembrava promettente. Partii quindi senza pensarci due volte, godendomi il ritrovato paesaggio ligure, salsedine e aromi mediterranei, attraverso campi di lavanda provenzali e avanti verso Tolosa. Serve una precisazione: quando si guida in moto per ore, il rumore del motore combinato a quello dell'aria sul casco, la velocità costante per centinaia di km, si entra in una sorta di mondo a parte, di cui si è al contempo attore principale e spettatore impotente. A un centinaio di km dalla destinazione, osservando ciò che mi circondava, notai un furgone con la scritta "Déménagement La Cicogne". Incuriosito, perplesso, mi avvicinai e lessi: "Vi liberiamo dei bambini indesiderati". Doveva senz'altro essere uno scherzo, una trovata pubblicitaria, ma avvertii uno strano disagio. Distolsi gli occhi e tornai al paesaggio dinanzi a me. Eppure avrei giurato che pochi secondi prima il cielo fosse completamente nuvoloso, mentre adesso al centro si scorgeva uno squarcio azzurro a disegnare la sagoma perfetta di una nuvola stilizzata, come la tessera mancante di un puzzle..
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by Maria Maio

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Scossi il capo; guidavo da troppe ore:" Ho bisogno di una pausa." pensai. Un cartello segnalava la presenza di un'area di servizio:" Mi sgranchirò le gambe e farò prendere aria ai neuroni.".
L'autogrill non era l'ultimo ritrovato dell'architettura moderna; sembrava venuto fuori da un film dell'orrore anni ottanta: edificio stinto e scuro, pompe di benzina arrugginite su cui pareva che nessuno da decenni posasse più mano. Parcheggiai e mentre mi sfilavo il casco, saltellando sommessamente sul posto perchè le mie gambe riprendessero contatto con i piedi e l'asfalto, notai che lo strano furgone che avevo incrociato prima, era fermo proprio nel bel mezzo di quel parcheggio desolato. La visione certo non mi tranquillizzò, anzi mi regalò un leggero senso d'inquietudine. Ma non sono mai stato tipo che si lascia condizionare dalle sensazioni e mi diressi verso l’edificio. Un campanello tintinnò sulla testa al mio ingresso. Mi guardai intorno, non c’era nessuno e finsi di indugiare sugli scaffali colmi di merendine e snack. All’improvviso un rumore attirò la mia attenzione e mi voltai di scatto: un omino panciuto, più largo che lungo venne fuori dal bagno sistemandosi la lampo dei pantaloni. Indossava un vestito a quadretti multicolor, cravatta rossa e scarpe da tennis azzurre. Mi vide e mi venne incontro sorridendo mellifluo: ”Signore mi scusi, non voglio importunarla, ma il furgone su cui viaggiavo mi ha lasciato in panne proprio qua fuori, sarebbe così gentile da darmi una mano? Non me ne intendo molto di motori e sto trasportando un carico importante"...
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