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La rivolta degli dei

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by Elena Vecchiolini

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Nella sala dei banchetti si poteva udire un incessante brusio: la tensione, da parte degli dei convocati, era palpabile. Non riuscivano a capire per quale motivo fosse stato indetto un consiglio straordinario soltanto ora: da tempo ormai immemore convivevano con questa tragica situazione.
Taluni sostenevano che, finalmente, Zeus si fosse deciso a muovere vendetta nei confronti di quegli ingrati umani: avevano osato dimenticare chi li avesse creati, avevano avuto l'ardire di sostituirli con altri dei.
Talaltri, invece, più disfattisti, erano semplicemente convinti che il padre stesse per annunciare la loro estinzione.
In fondo bastava darsi un'occhiata attorno: laddove una volta c'era un bellissimo tavolo realizzato con bassorilievi in marmo raffiguranti le leggendarie imprese degli eroi prediletti dagli dei, non era rimasto altro che qualche frammento sparso qua e là nella stanza; il pregiatissimo legno esotico lavorato da cui erano stati ricavati i lectuli ed il thronus - sovrastato da un baldacchino in preziosa stoffa - , si era rovinato, negli anni, a causa dell'incuria di Efesto, il creatore di tutte le splendide opere architettoniche dell'Olimpo. Infatti quest'ultimo, per via della mancanza delle materie prime che gli accoliti erano soliti sacrificare, aveva completamente abbandonato i suoi capolavori: essi erano, così, rimasti in balia delle intemperie e della lenta, ma implacabile, usura.
L'unica a non aver mai proferito parola per tutta l'estenuante attesa, fu la saggia Atena...
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2

by Gan_HOPE326

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Quando il Sole, sotto la guida oziosa di Apollo che lo dirigeva attraverso gli spazi siderali muovendo un dito in aria come una bacchetta, giunse esattamente a picco sopra l'Olimpo, il cielo, che faceva da soffitto alla sala ormai scoperchiata dall'incuria, si oscurò; tremò di tuoni e s'abbacinò di fulmini; e tra una corona di lampi che illuminavano la volta celeste in perfetta simmetria, Zeus entrò dalla porta in fondo alla stanza, un lungo manto ondeggiante alle sue spalle.
"MIEI SUDDITI!" ruggì, levando le braccia in un gesto teatrale.
Era scosse la testa e cercò con tutte le proprie forze di guardare altrove.
"Miei sudditi," proseguì Zeus, mentre lasciava che la furia degli elementi si placasse "ma anche miei amici; miei fratelli e sorelle; miei compagni d'eternità. Giungo a voi per darvi un annuncio. Dopo lungo ponderare e osservare, vengo a proporvi un modo in cui possiamo opporci al degrado che ci ha trascinato in uno stato indegno di esseri della nostra levatura."
Come a sottolineare la sua pausa drammatica, poche pietre e un capitello sbrecciato rotolarono a terra alle sue spalle, forse scossi dal cataclisma di prima.
"Spero che l'idea preveda che Efesto torni a fare il suo lavoro." commentò polemico Ares, guardando di sottecchi le macerie. Efesto stava per ribattere, ma venne interrotto da un gesto imperioso di Zeus.
"No, Ares. Tutto il contrario. L'idea prevede, in effetti, che ci riguadagniamo l'attenzione dei mortali non facendo assolutamente nulla. Guerra, arte, musica, vino, fulmini e tempeste, il Sole, la Luna, le stelle, e persino l'amore: che i mortali facciano a meno di tutto questo se possono!"
Prese fiato e concluse, solenne: "Dei e dee dell'Olimpo. Da oggi, noi entriamo in sciopero."
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