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Un simpatico funerale

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by Marco Giampaolo

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La morte arriva puntuale. E arriva sempre, anche se non la aspettiamo. Sarebbe più educato, però, accoglierla. E invece, quando arriva, non ci va mai bene. La morte è nera, brutta, cattiva, anonima, crudele. Questo è quello che pensiamo noi.
A Giacomo invece piaceva la morte. Aveva sempre sognato di morire giovane. In fondo, il buongiorno si vede dal mattino. Se uno non ha capito perché sta al mondo, non ha diritto ad andare avanti. La morte non è poi così nera, fa solo selezione.
Il suo sogno si avverò. All'età di trentasette anni, si addormentò. Da allora, non fa altro che dormire. Oramai vive in un eterno letargo.

Ho conosciuto Giacomo al suo funerale. Doveva essere un tipo molto simpatico. Sorrideva sempre. Tutti lo guardavano, commossi. E lui sorrideva. Per la verità, mi sembrava un po' innaturale, quella risata. Ma dopo un po' mi sono abituata. Quando ho chiesto alla mamma perché Giacomo sorrideva, alcune signore si sono voltate verso di me, accorate, ed hanno esclamato in coro: "La voce dell'innocenza". Non ho capito che cosa volevano dire.
Allora mi sono voltata, ho dato una rapida occhiata alla piccola stanza, e ho visto un'altra bambina, tutta vestita di nero. Stava piangendo...
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by Maria Maio

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Abbandonai il mio posto accanto alla mamma e mi avvicinai alla bambina. La poverina aveva già consumato il fazzoletto che stringeva in mano e temevo avrebbe cominciato ad usare il dorso del braccio se non le avessi prontamente passato quello che mamma mi aveva messo in mano entrando nella camera ardente, bisbigliandomi piano all’orecchio :” potrebbe servirti…”. Mi aveva da sempre considerata una ragazzina emotiva e particolarmente sensibile.
La bambina sollevò appena il viso, aveva gli occhi talmente rossi ed il volto così candido che pensai venisse da un altro pianeta. “Grazie…” sussurrò allungando la mano, “figurati, a me non serve” risposi; la bambina alzò nuovamente lo sguardo infuocato su di me e mi fissò insistente con aria interrogativa. Accennai un sorrisetto imbarazzato e mi sistemai accanto a lei. Tutta la situazione destava in me una curiosità mai provata: come il pubblico durante un torneo di tennis con movimento ritmico segue la pallina girando il capo da una parte all’altra del campo, io continuavo a spostare l’attenzione dal pianto irrefrenabile della bambina in nero, alla risata sorniona di Giacomo in fondo alla sala e mi sembrava proprio che le due cose facessero a pugni. Un po' come quella volta che nonna Lucrezia aveva incontrato per strada, dopo molti anni, una sua vecchia amica di scuola ed entrambe, piuttosto che saltare di felicità, avevano cominciato a piangere a dirotto, a quello che mi dissero dopo "per la gioia". Stavolta sarei andata fino in fondo: qualcuno avrebbe dovuto darmi delle spiegazioni!
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