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CICCIOBOMBA

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by Maria Maio

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Francesco provò a rimettersi in piedi, ci riuscì malamente. Era malconcio ma tutto intero, tranne che per la manica del giubbino, rovinosamente squarciata dallo spintone che lo aveva messo al tappeto. Tirò su col naso: ”poco male -pensò- non mi era mai piaciuto e mamma, come al solito, non se ne accorgerà.” Si guardò intorno, gli mancava qualcosa. Si strinse nelle spalle:" ogni battaglia ha i suoi caduti, renderò omaggio ai libri mangiando in loro onore una succulenta tazza di latte e biscotti al cioccolato".
Si incamminò verso casa come un guerriero ferito con lo stomaco che già borbottava per la fame. Aprì la porta con le ultime forze rimaste: ”Mamma, sono a casa”, una testa costellata da una cascata di bigodini su di una faccia impiastricciata di crema verde come gelato al pistacchio venne fuori dal bagno: ”Tesoro, ma dove sei stato? Hai fatto tardi…” e sparì di nuovo dietro la porta; “Mattia e la sua gang all’uscita di scuola mi hanno spintonato. Mi hanno chiamato cicciobomba ed hanno fatto sparire lo zaino coi miei libri…” La voce dal bagno lo interruppe: ”Amore, capisco che ti piace rimanere con gli amici dopo scuola, ma sai che non devi fare tardi. Io sto tornando in ufficio: che giornataccia, potessi avere anch’io dieci anni! Sono passata a fare la spesa, ti ho preso la pizza, il gelato, e le merendine che ti piacciono tanto. Adesso scappo…” Uscì dal bagno, gli stampò un bacio veloce sulla fronte, corredato da un tempestivo e frettoloso:” La tua mamma ti vuole tanto bene! non aprire a nessuno...A stasera! Oddio, quant'è tardi!" e si dileguò.
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by franco revello

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Sicuramente non aveva afferrato il fatto che lo zaino e i libri non erano più in possesso del suo adorato erede, sennò l'avrebbe caricato di una dose incalcolabile di insulti.
"Problema rinviato" pensò Ciccio, studio pomeridiano evitato e giustificazione assicurata per il giorno del compito di matematica: suo padre, la sera, l'avrebbe compreso, difeso, e fors'anche accompagnato l'indomani, facendo tremare di paura i coetanei. Ma la questione si trascinava ormai da troppo tempo per essere considerata un fatto estemporaneo e andava prima o poi affrontata di petto. Le possibili soluzioni che aveva prospettato erano tre: la prima uccidere uno a uno i suoi compagni con pacchi di gallette avvelenate coperte di zucchero e imbevute di paraflù, da offrire nel corso dell'intervallo, come segno di sottomissione e resa. La seconda cambiare scuola, città, nazione, continente, pianeta, galassia. La terza, raddoppiare esponenzialmente la razione di biscotti al cioccolato ogni volta che subiva un sopruso: in breve sarebbe diventato talmente grande e grosso da potersi fare giustizia da solo.
Data l'incertezza sul da farsi, in via eccezionale, scelse provvisoriamente l'unica via praticabile, aggiungendo la postilla nutella nel tazzone del latte.
Aprì il suo armadio rovistando nei cassetti alla ricerca di un adesivo sufficientemente ampio da ricoprire lo squarcio nella manica del giubbotto: la mamma lo avrebbe sgridato, ma se non altro non avrebbe visto l'apertura innaturale dell'orribile capo.
Non c'era però nessun adesivo sufficiente a coprire lo strappo che aveva dentro e che ogni volta bruciava sempre più, come l'hot dog alla fiamma stracarico di senape.
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3

by Maria Maio

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Francesco passò il pomeriggio a divorare dolcetti e panini sul divano davanti alla televisione. Prima di sprofondare sul trono di quello che considerava il suo regno, la cucina, impiegò dieci minuti davanti allo specchio per quelle che definì "prove pratiche di giustificazione": l'indomani a scuola la maestra Dora non avrebbe dovuto avere dubbi sul fatto che il faccetto rubicondo che la stava di fronte, stropicciandosi le mani paffute, stesse mentendo. Gli altri bambini, nella sua stessa condizione, avrebbero sicuramente sfoderato la loro arma segreta: i genitori!! Dismessi i tailleur, gli occhiali o le anonime giacche e cravatte, padri e madri avrebbero indossato il costume da super eroi e si sarebbero precipitati in classe a redarguire i bulletti presuntuosi ed indisponenti con fare minaccioso, liberando i figli dalla paura degli oppressori. Ciccio stavolta decise che avrebbe fatto da sè. Riusciva a vedersi: tronfio e sicuro come Batman contro il perfido Joker avrebbe denunciato all'autorità costituita- la maestra Dora- i colpevoli del misfatto ed avrebbe liberato la classe ed il mondo dai nemici che seminavano il terrore. Avrebbe ricevuto applausi e ghirlande di fiori, preferibilmente anche qualche pizza omaggio; i compagni avrebbero acclamato il suo nome e forse la dolce Caterina lo avrebbe premiato dandogli un bacio sulla guancia.
Si guardò intorno sicuro e felice, avrebbe volentieri condiviso con mamma e papà o con chiunque altro il suo progetto di rivalsa, ma la casa era silenziosa e vuota: erano appena le cinque del pomeriggio. Sospirò, si guardò intorno: il frigorifero invitante e rassicurante brillava in un angolo della stanza.
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by franco revello

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E con il frigorifero passò il resto del pomeriggio, attendendo la sera e il rientro dei genitori. Si addormentò sul divano e con lui si assopirono le velleità di rivalsa che aveva escogitato per il giorno seguente. Mamma e papà rincasarono uno dopo l'altro, scusandosi e incolpando il mondo del lavoro che li aveva tenuti in ostaggio oltre il consueto orario. Silenziosamente Francesco andò subito a letto senza cenare: la nausea che gravitava nel suo stomaco aveva assunto dimensioni gigantesche, lo attendeva una notte leggermente agitata e un mattino da incubo. Comunque dormì il sonno del giusto.
La mattina sbocciò fresca e invitante: l'ideale per il piano di rivalsa che aveva programmato nei minimi dettagli e che continuava mentalmente a ripassare. Dopo aver salutato gli ignari genitori, uscì prima del solito cambiando il solito percorso per evitare di incontrare qualche compagno.Il suono della campanella sancì l'inizio del giorno della liberazione. La maestra Dora era sua alleata: lo aveva sempre difeso e oggi lo avrebbe consacrato a paladino della giustizia, forse una targa d'argento sarebbe stata affissa all'ingresso per ricordare a tutti gli scolari i valori basilari dell'onestà e della lealtà.
Ma quella mattina al posto della maestra Dora, arrivò l'annuncio del bidello che invitava alla calma, poichè di lì a poco sarebbe arrivato un maestro in sua sostituzione: il progetto di Ciccio era miseramente fallito, la vendetta non poteva essere consumata. Gino, così si faceva chiamare il nuovo maestro supplente, faticò a prendere posto nella piccola sedia che scricchiolò sotto la mole dei suoi 140 Kg. Guardò negli occhi i suoi nuovi alunni e decise di nominare subito un capoclasse: senza indugio scelse Ciccio....
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5

by Maria Maio

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Francesco si guardò intorno stupito. Sbirciò il volto dei compagni ed indugiò deglutendo sul viso di Mattia. L'occhiataccia che il bulletto gli lanciò non dava spazio a benevole interpretazioni: "In qualunque modo ti muovi, sbagli! Fai un passo falso ed i libri te li faccio mangiare!". Francesco era lì lì per rifiutare l'incarico quando il maestro Gino sentenziò sornione:" Coraggio Ciccio! Mi hanno detto che sei un ragazzo buono e generoso e sono sicuro che sarai giusto ed all'altezza del compito che ti ho affidato. Ti chiedo un solo favore..." La classe rimase sospesa:" Divideresti con me la tua merenda? Mia moglie mi ha messo a dieta ferrea ed immagino che in fatto di cibo io e te abbiamo gli stessi gusti..." concluse facendogli l'occhiolino e suscitando il riso nell'intera aula. Poi riprese: "Ed ogni buon capoclasse che si rispetti non può non avere un vice che gli guardi le spalle e corra in suo aiuto in caso di necessità, come fa Robin con Batman...Mattia! Tu sembri il tipo che fa al caso nostro: forte, coraggioso ed anche un pò spavaldo. Una squadra vincente! Sarete bravissimi in mia assenza a tenere a bada i compagni!". L'annuncio lasciò tutti di sasso: mettere insieme il giorno e la notte?! Solo il supplente sembrava orgoglioso delle nomine appena fatte: "Una stretta di mano che sancisca l'inizio di questa nuova collaborazione e fuori i libri: la matematica non aspetta!". Francesco si aspettava piuttosto un pugno sul naso, e pregò tutti gli eroi dei fumetti perché lo proteggessero, ma tra lo stupore generale Mattia gli si avvicinò, tendendogli la mano. Ciccio, sbigottito lo guardò dritto negli occhi e ricambiò la stretta fiducioso.
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