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by Harold Whittles

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Un giorno mi tornò in mente un tale, conosciuto tempo prima, in una di quelle classiche coincidenze dove devi parlare con tutti per forza. Giravo una sigaretta pensando a lui e guardando la casa di fronte, quasi uguale alla mia, a tal punto che le finestre erano alla stessa altezza; sicuramente se il vicino con il cane lasciato sempre solo, fosse stato come me, forse avremmo potuto anche parlare guardandoci dalla finestra negli occhi. Tornando al tale, mi tornò in mente che il venerdì era solito prendere sempre un aereo dall'aeroporto vicino, per recarsi in una lontana città sempre diversa. Mi ritornò di nuovo in mente, con la sua immagine viva, perchè aveva aggiunto un briciolo di lume in più al suo ideale di:- dove vado la domenica, giorno dove grazie a Dio, non vado a lavorare.- Semplicemente prendeva un aereo il venerdì, all'arrivo al parcheggio dell'aeroporto c'era la sua moto, troppo colorata ma abbastanza feroce da viaggiar per miglia. Con Sophie, così si chiamava la dueruote, e con un biglietto aereo di ritorno da un altra città in tasca, si dirigeva verso quest'ultima in moto. Per quei pochi giorni percorreva e viveva città, strade, persone, paesaggi e luci. Aveva una destinazione, da dove l'aereo l'avrebbe riportato a casa, da lì a poco, per l'inizio della nuova settimana. Nel frattempo aveva salutato per qualche giorno la solita città con le sue strade e le sue persone, immerse nei suoi paesaggi e resi visibili dalla solita luce. Decisi di chiamarlo e la prima cosa che mi raccontò fu che vicino Haarlem mentre era diretto a Schiphol...bucò una ruota verso sera.
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