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Il mio nome è Vincent ed i medici dicono che sono malato. Ho lasciato il mio paese e la mia città natale per la Francia. Mi sono trasferito a Parigi, forse andrò in Provenza: il clima mite, dicono, mi aiuterà a rimettermi in forze.
Avevo un lavoro in una galleria d’arte, ma non mi piaceva più.
Un pensiero invadente ed incessante mi tormenta da sempre: non servo...non sono utile a nessuno. Una sola cosa al momento mi lega alla vita: ho sempre disegnato, fin da piccolo. Riprenderò la matita ed i pennelli. Forse troverò il mio posto in questo mondo distratto, forse riuscirò a catturarlo il mondo e qualsiasi persona dotata di occhi, lo vedrà come lo vedo io.
Parigi è un quadro: è un cafè notturno in una via desolata e buia. E’ un quartiere in penombra, di gente che passa o si attarda sotto un cielo bucato di stelle. Chissà quale vita li attende, dietro quell’angolo scuro? Io ne traccio i contorni, indefiniti nei tratti, ne fisso le movenze rendendoli eterni.
La strada è un mare, un tappeto di onde in cui potermi tuffare, incatenate e vorticose come le ansie che mi assalgano rendendomi inquieto.
Il bar è uno squarcio sulla tela blu della notte, è un incubo di rossi e di gialli.
Lavoro e non penso, senza fiato le pennellate vengono giù una dopo l'altra: il verde si lega al giallo, il rosso si stringe al blu come le parole in un discorso o in una lettera.
Avevo un lavoro in una galleria d’arte, ma non mi piaceva più.
Un pensiero invadente ed incessante mi tormenta da sempre: non servo...non sono utile a nessuno. Una sola cosa al momento mi lega alla vita: ho sempre disegnato, fin da piccolo. Riprenderò la matita ed i pennelli. Forse troverò il mio posto in questo mondo distratto, forse riuscirò a catturarlo il mondo e qualsiasi persona dotata di occhi, lo vedrà come lo vedo io.
Parigi è un quadro: è un cafè notturno in una via desolata e buia. E’ un quartiere in penombra, di gente che passa o si attarda sotto un cielo bucato di stelle. Chissà quale vita li attende, dietro quell’angolo scuro? Io ne traccio i contorni, indefiniti nei tratti, ne fisso le movenze rendendoli eterni.
La strada è un mare, un tappeto di onde in cui potermi tuffare, incatenate e vorticose come le ansie che mi assalgano rendendomi inquieto.
Il bar è uno squarcio sulla tela blu della notte, è un incubo di rossi e di gialli.
Lavoro e non penso, senza fiato le pennellate vengono giù una dopo l'altra: il verde si lega al giallo, il rosso si stringe al blu come le parole in un discorso o in una lettera.
