www.20lin.es

login / sign-up

I colori del cielo

  • Commenta
1

by Roberto Cielo

Like 6 Bookmark
Quella sera impressi nella mia mente ogni singola sensazione, suono, luce, immagine. Calore. Mi aveva sfiorato la mano. Io avevo ricambiato il gesto, completamente stordito dal suo profumo. Il tocco era delicato, caldo, genuino. Indossava quel giubbottino rosso che le avevo regalato il giorno del suo compleanno. Era bellissima. Tutta per me. Il mio sguardo era attratto dalle sue labbra come un assetato bisognoso d'acqua fresca. Mossi impercettibilmente il capo cercando di avvicinarlo al suo senza lasciar trapelare il mio intento. In quel susseguirsi di istanti il mio intero essere venne invaso da una scarica di calore che non riuscirei sicuramente a spiegare in queste poche righe. Posso dire, solamente, che stavo bene, ero... felice. Quel benessere indefinito che scavalca lo spazio e il tempo. Lei mi aveva afferrato entrambi i gomiti, avvicinando le mie labbra alle sue. Si erano incontrate, e io ero morto. Dentro di lei. C'era musica nell'aria. Forse ero semplicemente io a sentirla. I passanti probabilmente avrebbero udito il clacson delle auto e il rombo dei motori, troppo presi dalla loro vita, dalla loro routine per accorgersi della magia che vorticava nell'aria. In quel momento la mia magia era lei. Era lei che quel momento mi sussurrava all'orecchio <>. Quella sera impressi nella mia mente ogni singola sensazione, suono, luce, immagine e soprattutto, calore, come una fotografia lasciata su una mensola. Non gli si dona sempre attenzione, ma è lì, che ti osserva in silenzio.
  • Commenta
2

by Leonardo Marchesi

Like 3 Bookmark
Ero rapito dal modo in cui sapeva avvolgermi in quel suo amore, così semplice e profondo; eppure, come in tutte le cose, qualcosa prima o poi doveva finire.
Così, i colori del cielo mutavano a seconda del mio umore, e quello che in un primo momento lei era in grado di tempestare di multiformi colori, in seguito cominciò ad apparirmi dapprima un po' scolorito, poi lievemente grigio, poi scuro e denso come il fumo delle fabbriche.
Un cielo oscuro e cupo che non era più una volta celeste sui miei pensieri e sentimenti, ma una cappa che soffocava il mio amore per lei.
Questo cielo cominciò a farsi strada nelle mie illusioni.
Questo cielo, sempre lui, cominciò a suggerirmi che qualcosa stava finendo.
Lo capiva dal suo sguardo mutato, dal giubbotto rosso che le avevo regalato e che sbiadiva man mano che la nostra storia si consumava.
Lo capivo da tante piccole cose, che speravo non si manifestassero e non intaccassero quei miei giorni felici, ingenui.
Eppure era proprio così: come in tutte le cose, anche questa apparentemente doveva avere una fine.
Non fosse stato per un litigio al mare, una sera, quando il cielo si abbassò fino a opprimerci, fino a un punto in cui fummo costretti a parlare e affrontare la questione...
  • Commenta
3

by Roberto Cielo

Like 2 Bookmark
Come un goccio di pioggia solitaria che scivola giù da un cielo soleggiato e sereno, il nostro amore, quel che avevamo costruito, era stato scalfito da quella goccia di pietra che era sgusciata sotto gli indumenti, colpendoci all'interno, nel profondo, dove più fa male. In questo momento, quando la rabbia ha lasciato il posto ad una tetra, amara e affranta solitudine, posso pensare lucidamente a quel che successe quel lontano giorno di metà agosto, quando tutto sembrava così beatamente semplice e immutabile. Non fu colpa di nessuno. Non mia. Non tua. Forse della vita. Si, della vita e del suo macabro gioco chiamato destino. Dopo aver visto la nostra piccola bambina Jessica morire fra le mie braccia, qualcosa si è spezzato. Qualcosa legato da un file sottile e impeeccertibile al tocco, chiamato amore. Cosa dissero i dottori? Problemi al cuore? Non ricordo nemmeno. Non ascoltai forse, o paradossalmente cercavo di rendere irreale la scena. Un sogno. Un incubo. Mi allontanai da te quando più ne avevi bisogno. Il mio cuore cercò in tutti i modi di cancellare dalla memoria quella tragica scena. Avrei dovuto starti vicino, Avrei dovuto sorreggerti. Invece sono andato via, e ora, che capisco... cerco di stendere il braccio e raggiungerti. Di nuovo.
  • Commenta
4

by Barbara Villa Mastropierro

Like 3 Bookmark
Ma tu non ci sei. Non ci sei più.
Mi hai cercato, ogni santo giorno, da quando sono andato via.
Ma io non mi sono fatto trovare. Mi sono fatto negare sempre. Sono sparito. Scomparso. Evaporato.
E tu stanca ti sei chiusa nel tuo dolore. Il nostro dolore che io ho lasciato tutto sulle tue spalle. Soffrivo e non sai quanto ma non sapevo come e cosa fare.
Poi una mattina mi sono svegliato. E mi sono mancati i tuoi occhi, le tue carezze, il tuo calore.
Ho sentito uno strappo. Strano averlo sentito solo in quel momento, dopo tanto tempo ma forse il dolore, inizialmente, mi aveva annientato, confuso, anestetizzato.
Allontanavo da me quello che era successo. Non volevo crederci. Non mi sembrava vero. NON ERA GIUSTO!
Non riuscivo nemmeno a dirla quella parola. MORTA.
Si Jessica era morta. La nostra bambina ci aveva lasciato. Dicevano che aveva problemi al cuore. Se ne andò spezzando i nostri e sbriciolando i sogni. La nostra famiglia non c'era più. E con lei ci siamo persi anche noi.
  • Commenta
5

by Jasmine Russo

Like 2 Bookmark
Si, la nostra Jessica ci ha lasciati.
E tu quel giorno hai abbandonato anche me. Mi hai caricata del tuo dolore e mi hai lasciata sola ad affrontare il mio, quello di madre impotente che non può fare nulla per salvare la sua piccola, la sua ragione di vita. Ho cercato conforto tra le tue braccia, sostegno. Quando ho smesso di piangere ero sola. La casa era vuota, e il cielo fuori, grigio, sembrava lo specchio della mia anima.
Avrei voluto saperti accanto, ad asciugare le mie lacrime, ad incoraggiarci a vicenda, a darci un motivo per continuare senza di lei.
Ma oggi capisco, capisco anche il tuo dolore e il tuo allontanamento. E non te ne faccio una colpa se la nostra storia è finita così. Hai ragione, è stato il destino, crudele sovrano delle nostre vite.
Ora ci condanna a viverle con il peso dei ricordi, di quelli che affiorano tra le sfumature rosso-arancio del tramonto, il tramonto che guardo ogni sera, cercando quelle risposte che non avrò mai. E il nero della notte copre tutto, in pochi istanti.
  • Commenta
6

by Maria Maio

Like 2 Bookmark
Ci sono ferite che non si rimarginano e strappi che non si ricuciono. Dolori che stremano ed opprimono; travolgono il cuore e la mente. Scompigliano le nuvole in cielo addensandole in nubi nere ed inquiete, da cui scrosciano temporali che squassano ed irrompono con rombo di tuono nell’animo inerme.
Insieme avevamo tracciato un sentiero; avremmo goduto di albe e tramonti. Insieme avremmo vissuto, scorgendo negli occhi dell’altro il tempo che passa, la ruga accennata sul volto che invecchia, il coraggio di andare e tentare.
La morte ci ha cambiati: ha accartocciato le nostre speranze ed i nostri progetti, strappandoci ciò che avevamo di più caro al mondo: nostra figlia!
Ci ha resi fragili come cristallo, duri ed insensibili l’uno all’altra come cemento. Ha alzato un muro di incomprensioni silenziose, di grida rabbiose e piaghe taciute nel buio delle nostre accorate solitudini.
Ma adesso che stringo le tue mani, sento di aver vissuto la tua vita come se fosse la mia, abbiamo provato lo stesso dolore e Jessica sarà la Nostra bambina per sempre. Potremmo, ripartire da qui, da questo tormento che ci ha stravolti, ma che ci accomuna per provare ad essere ancora "noi", come un tempo...
La notte era quasi trascorsa, le dita dell'aurora si aggrappavano già alle stelle morenti, un lieve chiarore colorava di luce il cielo ed un nuovo giorno, carico di speranze muoveva i suoi timidi passi sul mondo.
Avanti
 
Segui @20Lines