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Quella sera impressi nella mia mente ogni singola sensazione, suono, luce, immagine. Calore. Mi aveva sfiorato la mano. Io avevo ricambiato il gesto, completamente stordito dal suo profumo. Il tocco era delicato, caldo, genuino. Indossava quel giubbottino rosso che le avevo regalato il giorno del suo compleanno. Era bellissima. Tutta per me. Il mio sguardo era attratto dalle sue labbra come un assetato bisognoso d'acqua fresca. Mossi impercettibilmente il capo cercando di avvicinarlo al suo senza lasciar trapelare il mio intento. In quel susseguirsi di istanti il mio intero essere venne invaso da una scarica di calore che non riuscirei sicuramente a spiegare in queste poche righe. Posso dire, solamente, che stavo bene, ero... felice. Quel benessere indefinito che scavalca lo spazio e il tempo. Lei mi aveva afferrato entrambi i gomiti, avvicinando le mie labbra alle sue. Si erano incontrate, e io ero morto. Dentro di lei. C'era musica nell'aria. Forse ero semplicemente io a sentirla. I passanti probabilmente avrebbero udito il clacson delle auto e il rombo dei motori, troppo presi dalla loro vita, dalla loro routine per accorgersi della magia che vorticava nell'aria. In quel momento la mia magia era lei. Era lei che quel momento mi sussurrava all'orecchio <>. Quella sera impressi nella mia mente ogni singola sensazione, suono, luce, immagine e soprattutto, calore, come una fotografia lasciata su una mensola. Non gli si dona sempre attenzione, ma è lì, che ti osserva in silenzio.
