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Un giorno normale

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by Luca Niccoli

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Milano, Estate 2012.
Come al solito, la città è frenetica, calda, a volte insopportabile. Milioni di persone in un secondo percorrono i tunnel della metropolitana, scendono e salgono dai treni, si riversano per le strade: qualcuno è distinto, in giacca, cravatta e valigetta; qualcuno è solo di passaggio; qualcun altro cammina solo per il gusto di farsi vedere attivo, e qualcuno, infine, se ne sta fermo, su un angolo, contando sulla magnanimità di qualche passante. Il sole incandescente scioglie l'asfalto del marciapiede ed i pieno centro si odono solo intrecci di voci, clacson assordanti e pneumatici delle auto che grattano l'asfalto piastrellato.
Piazza del Duomo sembra un mare, nel quale si riversa il fiume di gente dalla Galleria, da Via Torino, da Corso Vittorio Emanuele e dalle altre strade vicine. Nessuno si ferma, corrono tutti, chi perchè è in ritardo ad una riunione di lavoro, chi perchè ha paura di non fare in tempo ad acquistare l'ultima borsa di Prada e chi, con lo zaino stracolmo di libri, sta perdendo un'importante lezione all'università e spera di raggiungere prima possibile un tram.
All'improvviso, tra le luci delle vetrine e il caos ridondante, il cielo si fa più scuro, le nuvole coprono il sole. Non appena si fa buio, tutto si ferma: la gente rimane immobile, i rumori d'un tratto s'interrompono come le note un'orchestra alla fine del terzo movimento. E come non potresti mai immaginarti, le persone ricominciano pian piano un movimento inconsapevole, cammiando all'indietro...
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by Maria Maio

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...Come in una di quelle trasmissioni sportive che tiranneggiano in tv la domenica notte, mentre il campionato di calcio è ancora in corsa. Opinionisti e cultori giocano col tasto del replay, indugiando sulle più belle azioni da almanacco, sui falli dubbi, sui passaggi deludenti o sui gol fantasma che hanno animato le partite del giorno, costringendo virtualmente i calciatori ad un’estenuante balletto tra play e rewind.
L’intera città, con tutti i suoi abitanti all’improvviso si trasformò in un enorme schermo televisivo per un pubblico invisibile e chissà quale divinità superiore, vestita da regista, si divertiva a giocare col telecomando, a far girare al contrario le lancette dell’orologio, ad imbrogliare il tempo mettendo la retro marcia alle vite della gente ignara.
Risucchiato da una forza misteriosa, anche Mattia, che era quasi arrivato alla fermata del tram con lo zaino colmo di libri, prese a correre al contrario lungo il marciapiedi. Schivò senza nemmeno rendersene conto una signora che usciva da un negozio, fece lo slalom tra un gruppo di turisti e le loro macchine fotografiche, buttò in un cestino una lattina vuota, bevve una coca-cola, si alzò ed uscì, mangiò un panino, si sedette al tavolo, pagò, ordinò, salutò e sorrise alla ragazza dietro al bancone, entrò in un bar.
Guidato dalla mano di un burattinaio invisibile, marionetta tra le altre, ripercorreva inconsapevolmente all'indietro tutte le azioni che fino a quel momento lo avevano reso ciò che era e che lo avevano condotto in quel giorno d'inizio estate, in quella città afosa e caotica, in corsa per un tram.
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