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Milano, Estate 2012.
Come al solito, la città è frenetica, calda, a volte insopportabile. Milioni di persone in un secondo percorrono i tunnel della metropolitana, scendono e salgono dai treni, si riversano per le strade: qualcuno è distinto, in giacca, cravatta e valigetta; qualcuno è solo di passaggio; qualcun altro cammina solo per il gusto di farsi vedere attivo, e qualcuno, infine, se ne sta fermo, su un angolo, contando sulla magnanimità di qualche passante. Il sole incandescente scioglie l'asfalto del marciapiede ed i pieno centro si odono solo intrecci di voci, clacson assordanti e pneumatici delle auto che grattano l'asfalto piastrellato.
Piazza del Duomo sembra un mare, nel quale si riversa il fiume di gente dalla Galleria, da Via Torino, da Corso Vittorio Emanuele e dalle altre strade vicine. Nessuno si ferma, corrono tutti, chi perchè è in ritardo ad una riunione di lavoro, chi perchè ha paura di non fare in tempo ad acquistare l'ultima borsa di Prada e chi, con lo zaino stracolmo di libri, sta perdendo un'importante lezione all'università e spera di raggiungere prima possibile un tram.
All'improvviso, tra le luci delle vetrine e il caos ridondante, il cielo si fa più scuro, le nuvole coprono il sole. Non appena si fa buio, tutto si ferma: la gente rimane immobile, i rumori d'un tratto s'interrompono come le note un'orchestra alla fine del terzo movimento. E come non potresti mai immaginarti, le persone ricominciano pian piano un movimento inconsapevole, cammiando all'indietro...
Come al solito, la città è frenetica, calda, a volte insopportabile. Milioni di persone in un secondo percorrono i tunnel della metropolitana, scendono e salgono dai treni, si riversano per le strade: qualcuno è distinto, in giacca, cravatta e valigetta; qualcuno è solo di passaggio; qualcun altro cammina solo per il gusto di farsi vedere attivo, e qualcuno, infine, se ne sta fermo, su un angolo, contando sulla magnanimità di qualche passante. Il sole incandescente scioglie l'asfalto del marciapiede ed i pieno centro si odono solo intrecci di voci, clacson assordanti e pneumatici delle auto che grattano l'asfalto piastrellato.
Piazza del Duomo sembra un mare, nel quale si riversa il fiume di gente dalla Galleria, da Via Torino, da Corso Vittorio Emanuele e dalle altre strade vicine. Nessuno si ferma, corrono tutti, chi perchè è in ritardo ad una riunione di lavoro, chi perchè ha paura di non fare in tempo ad acquistare l'ultima borsa di Prada e chi, con lo zaino stracolmo di libri, sta perdendo un'importante lezione all'università e spera di raggiungere prima possibile un tram.
All'improvviso, tra le luci delle vetrine e il caos ridondante, il cielo si fa più scuro, le nuvole coprono il sole. Non appena si fa buio, tutto si ferma: la gente rimane immobile, i rumori d'un tratto s'interrompono come le note un'orchestra alla fine del terzo movimento. E come non potresti mai immaginarti, le persone ricominciano pian piano un movimento inconsapevole, cammiando all'indietro...
