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Andate tutti affanculo

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by piero tallarico

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Andate tutti affanculo. Tutti chi? Tutti. Beh, che c'è, non vi piace? Cosa non vi piace? Il tono? Il senso che riuscite a sospettare? O sono troppo volgare e non sta bene? Mi spiace, ma ognuno usa le parole che può permettersi, il mio vocabolario ha perso pezzi per la via, mi sono rimaste quattro parole messe in croce e con quelle faccio tutto, penso, immagino, faccio a pezzi, costruisco l'ultimo piano del castello dei sogni. Succede, quando si resta soli. E' che non mi piace come vi muovete, non sopporto quello che dite e nemmeno i silenzi che infliggete, il vostro fine umorismo da copiaincolla, i vestiti tutti uguali e gli apericena, i finger food, tutto quel che vi piace sia parte di quello che gli altri vedono di voi. Non sopporto più la vostra velocità, l'indignazione da autobus, la noncuranza con cui trattate l'ovvio dandolo per scontato. Mi spiace, troppa roba per me. Non vi servo. Affanculo, almeno si capisce bene. Ve lo starete chiedendo adesso chi cazzo credo di essere, dove voglio andare a parare con questo delirio sboccato. Sarebbe un gran risultato, a pensarci. Chi sono? cosa voglio? Non è secondario questo? Alla fine io sono solo uno che passava di qui, con un bagaglio a mano di quattro parole da dire per non doverle tacere, tutto qui. Non voglio niente state tranquilli, non voglio nemmeno più l'attenzione necessaria a nutrirmi. Potete ignorarmi, mandarmi affanculo, o potete provare a usare le mie parole come l'inizio di una storia dove poter dire la vostra fino in fondo, senza la necessità di piacere, o compiacere. Ecco, è tutto. C'è spazio bianco davanti a voi. Ciao.
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by grilletto salterino

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E accidenti adesso che le conto meglio queste cazzo di parole sono tre e non quattro! Ma voi siete così stupidi e ciechi che non ve ne sareste neanche accorti, e siete talmente convinti di far qualcosa d'importante, da pensare che io stia proprio parlando di voi, delle vostre insulsaggini, delle quattro fesserie che riuscite a cacciar fuori strizzandovi un pochino la materia grigia, sempre che ne abbiate ovviamente. Se le mie parole son tre, qual è l'ammontare delle vostre? Vi vorrei proprio vedere in faccia, piccoli omuncoli e donnicciole che scelgono accuratamente dove mettere un apostrofo o una virgola, incapaci di arrivare al punto. Avrei voluto vedere la vostra espressione di benpensanti al mio AFFANCULO, vedere di quanto si sono inarcate le vostre sopracciglia per la volgarità inaspettata. Vi sembra volgare che io vi mandi tutti affanculo? Volgari siete voi invece, con la vostra avarizia, perché le parole non pesano e non costano, si raccolgono e si offrono, è uno scambio, potrebbe esserlo. Le mie tre parole qui dentro sono rare, come le figurine di quei calciatori che non vengono mai fuori dalla bustina, non avete visto? Nessuno aveva osato pronunciarle prima. E adesso si che vi ho messo nei casini, tirate fuori le palle e continuatela questa storia, che il mio ciao è una sfida e l'affanculo pure, raccogliete il guanto pusillanimi senza midollo, cacciate fuori le vostre tre parole, dimostrate che le possedete, dimostrate che le sapete usare, che siete buoni alchimisti e riuscite a trasformare in oro pure la merda, stupitemi, c'è altro spazio qui sotto. Ciao.
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by Marina Cenzo

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Niente! Non siete nemmeno capaci di rispondermi per le rime! Nemmeno un invito di andare affanculo smuove le vostre teste vuote, la vostra finta morale. Che cosa bisogna fare per far saltare i vostri culi da quelle sedie comode dalle quali scrivete del dolore del mondo senza mai essere passati, non dico dall'inferno, ma almeno dal purgatorio? Siete bravi solo a farvi le vostre seghe mentali, arrovellarvi sul vostro "sentire", sulle vostre "emozioni". Vi riempite la bocca di paroloni, la mente di pensieri insipidi, gioite del suono delle VOSTRE idee e vi dimenticate di guardare fuori. FUORI! Non DENTRO! Che se prima non concimate la vostra materia grigia con vita vera non troverete mai nulla di buono nella vostra zucca vuota! E per concimare bene ci vuole merda, "sterco" per voi finti moralisti!! Ma non lo capite che lo faccio per voi? Io non ho bisogno di nutrirmi delle mie parole, sono pieno di vita, di inferno, di merda che concima la mia mente. Niente. Siete morti. E allora andate AFFANCULO. Ciao.
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by grilletto salterino

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Però, vorrei anche dire, che io non sono qui per un mi piace in più, ma per questo bisogno viscerale che mi nasce dentro: di comunicare. Che tutta questa merda che impasto ogni giorno è la stessa che devo gettar fuori per continuare a vivere, perché non posso lasciarla accumulare e basta, mi soffocherebbe. E allora, non capite, è una sfida, ma è anche un grido d'aiuto, che qualcuno lo raccolga se ne è capace. Che è più facile star fermi ad aspettare che fare qualcosa di nuovo. Io non sono così, io me ne frego, io le so fare le divisioni, e so che arrivare in cima alla montagna non vuol dire essere quello che sa arrampicarsi meglio ma essere solo uno che fatica, c'è chi ci arriva in due passi e chi ci arriva in una vita. Ecco, a me c'è voluta una vita per arrivarci. Non alla cima, di quella me ne fotto, ma al punto di partenza. E' stato ricominciare il difficile, capire che volevo di nuovo mettere in fila queste cazzo di parole, dopo anni e anni che le tenevo imprigionate, devo lasciarle andare adesso, e non ci posso far niente se sono tante e fanno salire l'ascensore. Ma sale da solo. Senza di me. Perché io sono ancora ai piedi della montagna che arranco, e mi godo ogni passo, ché la felicità è quella per me, per questo sono qui, in questa pagina particolare, per spiegare, per mandarvi affanculo amorevolmente, per infilarvi in quelle teste così piene di orgoglio, il contraltare della mia umiltà. Non conosco invidia, e sono un essere assai fortunato quindi, alla superbia preferisco l'ironia, alla tracotanza preferisco l'insulto, al silenzio preferisco la musica, anche quella stonata. Ciao.
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by Maria Maio

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Va bene! Ne sono consapevole, so cosa vi sta passando per la testa:” Ecco i soliti vaniloqui, di uno che ha come unica fortuna quella di saper vestire le parole in abito da sera.”
Aprite bene le orecchie e prestatemi attenzione: comunicare, cercando di far capire cosa intendo dire è il fine. Di parole vi nutrite: quante ne scrivete, ne sussurrate, ne urlate, ne sentite? Ma quante di quelle che sputate ogni giorno su un foglio di carta, in trasparenza sullo schermo di un computer, eteree come quelle che viaggiano attraverso i fili virtuali di un telefonino, vi rendono la libertà? Quante di quelle che vi investono indifferenti e scostanti da una tv dimenticata accesa o da una radio che fa da sottofondo allo stress di un viaggio in macchina, imbottigliati nel traffico di una città che vi opprime con false lusinghe di riscatto, grattano via la rogna che nascondete sotto giacche infiocchettate all’ultima moda ed allentano il collare che vi si stringe intorno al collo?
A far chiacchiere siam buoni tutti ed abbiamo tutti respiro a sufficienza per dar fiato alle trombe e coprire col rumore l’orrore del vuoto e del silenzio. L’abilità è nel tentare di distinguere parole da parole, allora gioco anch’io con l’alfabeto, con la speranza di essere inteso, chè la morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi. Ciao.
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