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L'ultimo odore del re

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by Zio Burp

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C'era una volta un re vecchio e malvagio che aveva una figlia giovane e bella. Il re aveva un nome nobile, un nome da re, ma tutti lo chiamavano solo Re Fiutone. Egli aveva infatti un prezioso dono di natura, sviluppato con l'esercizio e l'allenamento: sapeva distinguere con assoluta precisione puzze e profumi, aromi e odori.
Da giovane aveva sfidato e vinto in tenzoni olfattive i profumieri di Fraglandia e gli speziali di Urganza. E dicevano le leggende che con il passare degli anni, il naso del Re Fiutone si era così affinato da riconoscere persino gli odori delle cose senza odore: i pensieri, i sentimenti.
Ma queste erano solo leggende. La verità era che quel sovrano si vantava di conoscere ogni odore presente sulla terra. Un giorno sua figlia, la principessa Clevania, cominciò a dar segni di impazienza e infelicità.
- Figlia, che è questo puzzo?
- Padre, i fiori sbocciano, è la mia primavera. Desidero un marito.
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2

by Giacomo Angelini

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- Un marito?- Il re annusò l'aria come un segugio con barba e corona. -Eppure c'è qualcosa di strano in questo lezzo. Sei sicura che sia come dici?-
- Padre mio, non vedete? Anzi, non sentite? E' come l'afrore della pesca acerba, ben diverso da quello del frutto maturo. Non riconoscete i bisogni di vostra figlia? E' tempo per lei di trovar marito e un principe per il vostro regno.-
Il re scosse il nasone. - Sciocchezze! Non vi serve un marito; al regno non serve un principe, ma un re. E io sono il re. Che intenzioni avete? Trascinare a corte qualche signorotto odoroso di muschio e sudore per insidiare il mio trono??-
- Ma padre mio, questo è inaudito!- Il vecchio re aspirava l'aria con le su froge, annusava incessantemente e sentiva odore di paura e insicurezza.
- No figlia, questa è la verità! Ritirati, chiuditi nei tuoi appartamenti. Non voglio più sentire il tuo puzzo!- La figlia del re abbandonò piangendo la sala del trono e si chiuse nelle stanze; il re la fece sorvegliare dalle ancelle affinchè non uscisse. Lo strano puzzo però era ancora lì, sottile eppure insistente. Passò molti giorni annusando a destra e a manca, olfando cortigiane, ministri, generali e ospiti, ma niente. Poi una sera, mentre era solo davanti al suo specchio e si spazzolava la barba, notò quanto i suoi capelli fossero bianchi e solo allora riconobbe il fetore misterioso. L'aveva già sentito altre volte, da giovane, dopo una battaglia o un'esecuzione. Ora era più leggero, nobile, gentile, ma era lo stesso aroma, l'ultimo odore che un potente re vorrebbe mai avvertire.
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3

by Maria Maio

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Quella notte il re non potè prender sonno; l'olezzo infernale aveva invaso il letto e la stanza. Si girò e si rigirò tra le lenzuola di seta, di lato o supino, col cuscino sul naso ma non gli riuscì proprio di chiudere occhio. Indispettito e furioso, incapace di accettare la dura realtà ed il messaggio segreto celato in quel tanfo leggero, passò la notte ad andare su e giù per la sala del trono, col viso stravolto e la paura negli occhi.
La mattina seguente convocò con urgenza i consiglieri di corte:" Il fetore aleggia da giorni in questo castello, e disturba le notti del Vostro Sovrano, trovate il modo per scacciare questo malevolo aroma e sarete lautamente ricompensati!". I consiglieri si guardarono stupiti; un mormorio si levò sommesso e tutti arricciarono il naso nel tentativo di carpire anche solo il sentore di quell'odore misterioso di cui il re parlava, ma senza successo. Si strinsero increduli nelle spalle ed ognuno tentò a suo modo di accaparrarsi i favori del sovrano ed il premio previsto.
Uno di loro suggerì di accendere in tutte le sale incensi profumati, un altro di spargere ovunque potpourri e fiori di lavanda; un altro ancora consigliò al re bagni di olii al profumo di sandalo e mirra. Il più eccentrico tra loro propose al vecchio sovrano di andare in giro con una molletta pizzicata sul naso, ma nessuna di queste soluzioni aggradò il re che, col passare dei giorni, diventava sempre più arcigno ed intrattabile.
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