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Rivelazioni

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by Maria Maio

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Dalla cucina proveniva il rumore acciottolante di piatti e stoviglie ed il profumo intenso di baccalà fritto si mescolava a quello del risotto ai frutti di mare, immancabili presenze di tutte le cene di Natale dacchè Filippo ne conservava il ricordo.
Scostò la tenda e si affacciò nel cortiletto esterno della casa di nonno Arturo, da sempre teatro dell'evento. Tra spire di fumo e guizzi di fiamme, suo padre si occupava del barbecue: il pesce spada arrosto era la sua specialità. Sospirò e ritornò sui suoi passi: si sentiva inquieto e l'odore del cibo gli dava una leggera nausea. Sua madre lo scrutava preoccupata, e Filippo la evitava di proposito. "Mi farai morire, mi avrai sulla coscienza." aveva sentenziato qualche giorno prima. In corridoio lo zio Beppe lo intercettò con la solita grazia:" nipote smidollato! ti è forse morto il barbiere?! Che ci fai con quel cespuglio di capelli in testa?” “me li godo, fino a quando non mi faranno lo sgarbo di abbandonarmi per il pavimento.”
Lo zio rise di gusto e gli assestò due pesanti pacche sulle spalle, a cui Filippo era ormai più che abituato.
Da trent'anni la tradizione famigliare imponeva che la vigilia di Natale, tutti i parenti si ritrovassero nella cucina dei nonni. Ogni anno chissà com'era, quella cucina sembrava diventare più angusta, ma il mistero inspiegabile, era che di volta in volta riusciva ad accogliere i nuovi e molto spesso fugaci parenti acquisiti: il fidanzatino della cuginetta, l'ultima fiamma di Ernesto, la badante della nonna appena giunta dall'India.
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