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Tre metri sotto.

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1

by grilletto salterino

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Sono su un treno che corre veloce, sempre più veloce, vedo le immagini scorrere grige dal finestrino, come un nastro cinematografico con tanto di buchi di sopra e di sotto. Il treno buca il buio della galleria, pietre fredde e nere ai fianchi, aria gelida sulla faccia. Un sibilo fortissimo, uno schianto, silenzio. La mia mente continua a correre su quella pellicola, grigia, surreale. Silenzio. Pesante, assoluto. Sento le palpebre vibrare, non riesco ad aprirle. Capisco che qualcosa è successo. Tutto è buio e nero intorno a me, non c'è spazio intorno. Comincio a sentire che qualcosa comprime le mie gambe, ma ho qualcosa che imprigiona anche le braccia, pesa sul petto, ferma la testa. Mi riapproprio pian piano del mio corpo. Percepisco il ferro, la terra, le pietre. Ma quel che più mi spaventa è non capire come son messo. Sono sepolto vivo, è questo il mio primo pensiero cosciente, il resto, era lettura da istinto animale. Il terrore mi irrigidisce, più sento l'odore pungente dell'umido di una grotta troppo stretta, più mi attanaglia. Provo a muovermi, ma tra me e il mio guscio restano pochi millimetri. Solo di fronte alla mia faccia, pare ci sia un buco un po' più largo, e sento, fine come un filo di seta, la preziosa anima di un alito d'ossigeno che arriva dal paradiso fuori dalla mia tomba. Arriveranno a salvarmi, non morirò, questo devo pensare, devo respirare calmo, pensare che mi troveranno, mi tireranno fuori, non morirò. Il silenzio è quasi un'ossessione. Il mio respiro, il battito del mio cuore, rombano furiosi nelle mie orecchie.
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by piero tallarico

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Il respiro, ecco, forse si. Devo cancellare le immagini e ignorare questo silenzio invadente, rumoroso. E' la sola possibilità che ho, Calcolare la velocità della pellicola che scorre contromano a questo treno impazzito, nitida e veloce come come tutto ciò che fa paura. Questo devo fare. Devo capirla la paura, farla a pezzi e renderla giusta per i miei occhi, e per i pensieri che riescono ancora a vedere. Devo ascoltare il respiro, sentirne il rumore e regolare i battiti del cuore. Ho un cuore, anche tre metri sotto al mondo ho un cuore, ed è l'unico appiglio che ho per stare appeso al desiderio perfetto che quel filo di luce diventi un raggio e poi aria fresca, e vento, e vita. Posso farcela. Devo aggrapparmi a quello che sono, non serve altro, non servono trucchi. Il silenzio ancora si fa sentire, il silenzio invadente che vorrei diventasse un silenzio perfetto, silenzio sottovoce, che cura, accarezza, porta via. Ecco. Respiro, cuore, respiro. Posso chiudere gli occhi, posso fermare la paura, devo solo ascoltare, capire che posso imparare a non chiedere, o finalmente a dire di no. Torpore, adesso. Non so cosa succeda alle gambe, alle mie dita che tremano a un centimetro dalla mia faccia. Apro gli occhi e sono solo le mie dita, che sembrano le dune del deserto spostate dal vento. Deserto, aria, e sole, e vita. E' nella fantasia, che stanno tutti i desideri ancora intatti. Chiudo ancora gli occhi e come se lo sapessi il treno rallenta, il respiro si aggiusta e regola il cuore che batte, fa da se, incurante dei perchè batte, anche tre metri sotto al mondo.
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by grilletto salterino

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Nel silenzio incombente che avvolge tutto ciò che mi circonda, ogni tanto sento un rumore stridente, immagino sia metallo che cede, come in quei film dove c'è una nave che affonda, o un sommergibile che non risale, si sente il grido delle paratie che oppongono un'inutile resistenza all'acqua. Poi torna il silenzio, sprofonda. Frugo i miei pensieri, cercando di trovarne uno a cui aggrapparmi, voglio cominciare qualche ragionamento, giusto per non impazzire, perché il rischio è questo finché continuo a stare qui sotto. E' tutto talmente buio, che prima ho avuto l'allucinazione di una luce. Ma qui, non c'è nessun filo di luce, solo questa piccola fonte d'aria che mi fa sperare ancora di uscirne vivo. Ma perché son finito qui sotto? Dove stavo andando oggi? O da dove stavo tornando? Perché ho dovuto prendere questo treno? Non riesco a ricordarlo. Ricordo solo le immagini di una quercia enorme, di una fontanella d'acqua fresca, di qualcosa di tetro ed inquietante. Perché non ho preso l'auto, ci sarà una ragione. Io odio i treni, hanno sempre un'odore sgradevole e c'è sempre qualcuno che ti guarda, indugia su ogni piega dei tuoi vestiti per capire chi sei o cosa fai. Oppure ti ignora, ti sta seduto davanti e si comporta come se tu fossi trasparente, ma del resto mi comporto così anch'io. Fermo i pensieri. Un altro rumore improvviso si è aggiunto al silenzio. Ma non è come gli altri rumori. E' un rumore costante e intermittente, mi sembra sempre più vicino ad ogni suo nuovo manifestarsi. Vorrei ignorarlo ma non posso. Clac, clac, clac, inesorabile, sembra una goccia d'acqua.
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4

by Maria Maio

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Ragionare, devo ricordarmi di ragionare. Clac, clac, clac: è acqua, la sento filtrare, ma non riesco a capire da dove arrivi. Chiudo gli occhi un istante, stare concentrati.
Regolo il respiro, il mantice rumoroso in questo silenzio cosmico che mi ricorda di essere vivo, ne sento l'odore. Una goccia e poi un'altra. Sono teso, in ascolto, in attesa. Lego un pensiero a quel riflesso lontano ed indistinto, ma evapora in ricordi confusi.
Clac, clac, clac: è il rubinetto di casa che perde, dovrò aggiustarlo prima o poi. Quante volte Anna me lo ha ripetuto; si arrabbiava, ha urlato. Abbiamo litigato, ma non ci si può infuriare per un rubinetto che perde.
Clac, clac, clac: sono le lacrime di Anna. Scivolavano piano dai suoi occhi chiari stamattina...o era ieri?! Ho tentato di asciugarle, non smetteva. Ha inondato il cielo di lacrime, ha intristito la piazza, il giardino. Non eravamo più felici. Ho sbattuto la porta.
Clac, clac, clac: è la pioggia. Colpiva implacabile il tetto dell'auto, la prima volta che abbiamo fatto l'amore. Com'era bella la mia Anna. La porterò di nuovo al mare e saremo ancora felici.
Clac, clac, clac: è il sudore che scende lungo la mia schiena, m'inzuppa i vestiti.
Non posso affondare sotto tre metri di buio, non voglio, non posso restare. Ho l'istinto di urlare, di farmi sentire.
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5

by Leonardo Marchesi

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La prigione metallica si stringe intorno a me, e più provo a liberarmi più sembra restringersi, come se quello non fosse un groviglio di lamiere ma una vera camicia di forza.
Nel buio incombente comincio a chiamare aiuto, consapevole che dovrà pur esserci qualcuno oltre a me. Nessuna risposta, se non i lamenti e gli echi sinistri provenienti dal treno.
Il metallo, contorcendosi, emette versi primordiali e come un grande rettile dormiente il treno di tanto in tanto si sposta, coprendo la mia voce.
Adesso sento dei lamenti a poca distanza da me.
Provo a richiamare la loro attenzione ma niente, quelle voci non possono sentirmi.
Qualcuno chiede dove sono i soccorsi.
Già, i soccorsi, non ci avevo pensato.
Nonostante tutto avverto ancora la speranza nell'aria, il che mi dà la forza di resistere alla sofferenza e al dolore.
L'aria umida della sera ci raggiunge nella nostra prigione. Fresca e lieve, si appoggia sulla pelle ferita.
- Li sentite? stanno arrivando!
Un'altra voce uscita dal buio richiama la nostra attenzione.
In fondo, nell'oscurità, innumerevoli scintille illuminano il buio; la fiamma ossidrica dei soccorsi?
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6

by Maria Maio

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Migliaia di scintille come stelle cadenti contro il cielo scuro d'agosto, mi inondano gli occhi. Ad ognuna di esse lego impaziente speranza e desiderio. Non riesco a muovermi, inspiro profondamente, ho un solo obiettivo ed urlo forte per farmi sentire.
Si avvicinano, li sento, mi chiamano.
La vita torna ad insinuarsi prepotente nella mente e nel cuore, pulsa nelle vene, invade le mie membra e come un'onda improvvisa mi afferra e mi solleva, riportandomi alla luce.
Un tumulto di braccia, di voci e di volti mi investe. Affogo nell'aria che fulminea mi invade. E' come rinascere. Tornare alla luce, affacciarsi alla vita, strappati da un ventre di ferraglie e macerie.
Ho il cuore in tumulto, e le cure di uomini e donne che mi fanno coraggio; ho voglia di piangere. Sono vivo!
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