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Il sospetto

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by giovanni beria

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Ha seguito anche questa sera la donna. Aveva comperato il latte, cinque albicocche e le fette biscottate integrali.
Adesso è seduto sulla solita panchina. L’aria è gradevole, chiara e sa di buono. Il vento tiepido ha portato via l’umidità. Le luci dei lampioni non sono ancora accese. Si stanno allungando le giornate. Forse è anche perché si sente bene. Avere finalmente un’idea in testa a cui pensare lo riempie. È davvero tanto tempo, se mai c’è stato un tempo, che non avverte la mente così attiva. Forse è come per un miope senza gli occhiali, che un giorno decide finalmente di provarne un paio. È la stessa sensazione che prova adesso probabilmente, di stupore per la nitidezza dei contorni, per la limpidezza dei colori, per quei dettagli sempre sfuggitigli, che ora distingue perfettamente; ed è sorpreso dalla leggerezza che si sente dentro, senza più il peso che si è portato dentro per tutti quegli anni. Ed è stato così facile liberarsene. Una semplice decisione presa, senza impegno, se non per una determinazione che non si sarebbe mai aspettato di avere.
Non si è accorto dei due signori che si sono avvicinati. Capisce solo che uno è un prete e l’altro è un carabiniere.
«Permette?» Dice il prete indicando lo spazio libero sulla panchina.
«Ma certo, prego.» Risponde lui, spostandosi verso il bordo e osservando con una strana apprensione i due mentre si siedono.
«Lei abita da queste parti?» Gli chiede il carabiniere.
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