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Nella mia posizione

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by Maria Maio

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Due anni fa potevo definirmi una ragazza di media altezza, in realtà più alta che bassa: misuravo un metro e sessantotto, con i tacchi superavo il metro e settanta.
Giravo per la città in motorino o in bicicletta: pedalare mi era sempre piaciuto e adoravo sentire l’aria sulla faccia ed il vento tra i capelli. A volte sceglievo di usare i mezzi pubblici: ricordo che per quanto affollati riuscivo sempre a trovare un posticino tra la gente stipata come sardine nell’ora di punta.
A fare la spesa ci andavo da sola e mi allungavo sulle punte dei piedi per raggiungere il detersivo in offerta posizionato in alto, sull’ultimo scaffale. Di sabato mangiavo fuori con gli amici e se mi scappava, anche in bagno ci andavo da sola; al massimo con un’amica ma giusto per fare quattro chiacchiere e farmi prestare il rossetto che avevo dimenticato a casa in un’altra borsa.
Due anni fa abitavo in un appartamento al terzo piano. C’era l’ascensore ma quando era fuori servizio facevo le scale: poco male, non ho mai amato andare in palestra e quello era il mio modo, tutto casalingo, di tenere sotto controllo le calorie.
Adesso se l’ascensore non funziona, non posso uscire di casa; adesso adoro l'aria sul viso ed il vento tra i capelli ma non vado più in motorino, figuriamoci in bicicletta se anche gli autobus sono diventati un problema per me. Nessuno mi chiede più quanto io sia alta: per farsi misurare bisogna stare in piedi contro la parete ed io invece da due anni sto seduta su una sedia a rotelle.
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