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9L Novel - cap.2

9L Novel

by 9L Novel
 
Nervoso ticchettio di dita sul letto.
Non sa dove si trova. Il buio nasconde quello che la circonda.
Arriva un intenso odore di piscio.
Shannon prova ad alzarsi, ma ha i polsi legati, come le caviglie.
I suoi arti li sente distanti e la sua pelle lontana.
Poi, l’ombra viene squarciata da un uomo vestito di bianco che cammina con una piccola candela in mano​: intorno, Shannon vede una grande sala con le finestre sprangate da assi di legno fradice dalla pioggia che deve esser caduta fino a poco tempo prima.
Non è sola: altri uomini, e donne camminano, trascinandosi, a qualche passo da lei.
Una signora anziana, con la testa rasata, piscia addosso al muro, canta flebilmente una ninnananna​ e si volta di scatto: due capelli fini, grassi e sporchi le entrano fra i denti, dentro un ghigno che le congela il sangue Sofie si gira di scatto.
Accanto a lei, un uomo dal camice bianco. Chet Lowe. La sta fissando.
-Cosa sa dirmi del motivo per cui l’hanno mandata qui?
-Non lo so. Non so nemmeno chi sono. Non ricordo neanche il mio nome.
Lui assume un’espressione soddisfatta, come se quella sia la risposta che si aspetta.
Poi, se ne va, lasciando la candela accanto a Shannon che, immobilizzata dalla paura si rende conto di quello che la piccola luce rivela: non è seduta su un letto.
Completamente nuda è immersa in una vasca piena d’acqua​.
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by 9L Novel
 
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Gloria Mehlnor, Valentina Resour, Sofie Giscard d'Estaing, Mary Ann Beasot, Suzanne Wort, Shannon Fored, Lily Affonghton, Charlotte Rileouse, e Patricia Richardson.
Beatrix Vance in cucina rilegge l’elenco dei nomi delle nove inquiline​. Alla radio, passano Bernard Herrmann. In casa ha trovato i corpi di sei ragazze.
Dove sono le altre tre? Rientrando nella stanza, Beatrix porge il bicchiere d’acqua alla vedova Rigby.
-Signora, lei sa quante ragazze dormivano qui ieri sera?
-Nove, come sempre. Magari qualcuna rientrava più tardi, ma dormivano sempre qui. Tutte.
Si guardano per diversi secondi. La vedova Rigby sa molte cose su di loro.
-E conosce quel ragazzo disteso sotto di loro?
-No, ed è strano perché sa, ci piaceva parlare degli amori. Quelli andati, come i miei, e quelli appena nati, come i loro. Sò però che Sofie si vedeva con un ragazzo..
Beatrix getta uno sguardo sui corpi di Lily e Charlotte. Sotto di loro, lui. Due uomini erano in questa casa ieri sera e quello con il tatuaggio (entrato con Sofie?) ha rapito Shannon, Sofie e Patricia, ed ha poi ucciso questo che, dai vestiti bagnati e dalle orme sulle scale, deve essere entrato questa notte mentre le ragazze ballavano, pensa Beatrix.
Una macchia rossa nella tasca destra dei pantaloni dell’uomo attira lo sguardo di Beatrix che gli si avvicina ed estrae una foto. È la sorella di Jack, Lana Edgington, la studentessa di Glen Falls le cui aree cerebrali erano state compresse in maniera anomala. Perché quest’uomo aveva la foto di Lana?
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by 9L Novel
 
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-Si alzi.
Nessuna risposta.
-Si alzi.
Nessuna risposta. Chet Lowe le prende il braccio. Con forza.
-Alzati. Shannon.
La alza facendo uscire tutta l’acqua dalla vasca. È completamente nuda e attorno sente delle risate. Quello la trascina come uno straccio pieno di piscio che lascia la scia sul pavimento.
Passa per la grande sala con le finestre sprangate da assi di legno fradice dalla pioggia. Figure strane si trascinano, qualcuno parla da solo, molti perdono bava dalla bocca​. Chet la spinge e la strattona, Shannon non ha le forze per fare resistenza, né domande. Attraversano un corridoio illuminato solo da una lampadina che va ad intermittenza, un corridoio che nasconde molte celle, dalle cui sbarre penzolano versi, mani e liquido seminale​. In lontanaza Mozart suona "Lacrimosa".
Si fermano davanti ad un buco buio. Chet Lowe apre la serratura e la spinge dentro, richiudendola con uno scatto di chiavi. Cade per terra Shannon, e una mano maschile le chiude la bocca. Una lama fredda le cinge il collo. Lei non riesce a fare altro che ingoiare il sangue che le riempie le gengive, impregnato di quello che ha ingerito. Non ricorda nulla. Le schiaccia la faccia sul pavimento, gelido, passandole la lama dietro i capelli, poi sulle spalle, poi sulla schiena, nella linea che le divide il culo e scende dentro le natiche. Sente il sesso di lui crescere contro la sua pelle. Shannon apre gli occhi per il dolore e vede inciso sulla mano un numero che non aveva visto prima: 9​.
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by Alessandro De Cominato
 
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"La grande bouffè"​​ così l'aveva chiamata la sua prima opera d'arte. Due tette su un piatto da portata appoggiato sopra una tavola imbandita​, ​asportate dal corpo della ragazza che con la testa appoggiata in mezzo ai suoi seni fissava in camera, lo sguardo morto ma sorridente. L'aveva fotografata così, nuda con il corpo deturpato, il sangue sparso ovunque ed incrostato nei suoi capelli segno che doveva essere viva mentre veniva seviziata. La foto era stata pubblicata su un social network da un profilo anonimo, guadagnando 600 like in poche ore, poche settimane dopo gli era arrivata la prima offerta da parte degli Strokes, volevano comprare la foto per usarla come copertina del loro album "Is this it"​. Sfortunatamente per lui il loro manager optò per un altro artista e così l'opera si perse nel web. L'avevano scordata tutti tranne io. Il corpo di quella ragazza era il corpo di mia figlia Desdemona, quel cane di Chet Lowe se lo faceva venire duro così. Era stata la sua prima vittima pochi anni fa a Los Angeles prima di scomparire, nessuna prova, nessun indizio che potesse ricollegare a lui, ma io lo sapevo che era lui. Il mio fiuto da vecchio segugio non sbagliava mai, sentivo la sua puzza di morte ovunque. Avevo provato in tutti i modi a ricollegare il delitto alla sua persona, a dimostrare che quella foto nel web era davvero una morta e non una magia di photoshop. Mi avevano dato del pazzo. Chi poteva credere ad un vecchio poliziotto alcolista al quale avevano tolto il distintivo? Nessuno tranne me stesso, ero da solo. Mi ero trasferito a New York sulle sue tracce aspettando una sua mossa, un passo falso. Chet Lowe cane pazzo come fanno a darti così tanta credibilità in questo paese? Forse perchè siamo talmente abituati a vederne di merda per la strada che ormai non ci facciamo nemmeno più caso, la calpestiamo. 9 ragazze ne mancavano 3, Chet Lowe ti vengo a prendere.
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by 9L Novel
 
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Lo specchio della sala riflette le mutandine verdi​. Le scosta con l’indice e il medio le separa le labbra. Beatrix Vance si lascia andare sul divano. Gira, massaggiandosi come nessun altro è riuscito a fare. Mai. Scende, sale. Un modo come un altro per dimenticare la giornata. Rivede le tende di quella camera sull’oceano, a Santa Monica, nell’estate del '94. Sua madre era già in spiaggia, le gocce di sudore le scendevano sui seni turgidi e la sua mano per la prima volta la scopriva. La Sonata al chiaro di Luna di Beethoven​ girava sul giradischi a gran voce.
Scivola un dito fra le labbra. Entra. Suonano alla porta. Sfila la mano dalle mutandine verdi, umide. Apre la porta. Guarda lo zerbino e inorridisce ritirandosi di qualche passo. Davanti ai suoi occhi, una gonna bianca con la scritta South Community Hospital sporca di sangue. Accanto, una mano marchiata con un numero: 9. Lì, sullo zerbino. Si guarda attorno. Nessuno. Solo quel lungo corridoio al 48° piano dell’Old State Building​. Ritira in casa lo zerbino e chiude la porta dietro di sé. Lo guarda. Pensa chi potrebbe averglielo lasciato. Poi, esce dall’appartamento e corre all’ascensore. Lo chiama. Il pulsante è sporco di sangue ancora fresco. Entra nella cabina e scende al piano terra. Attraversa come una lama la notte di Manhattan popolata da taxi, puttane, ubriachi e studenti che non sanno tenersi l’uccello nei pantaloni, nascosti nel buio. Beatrix arriva nella hall.
- Richard, hai visto qualcuno salire negli ultimi dieci minuti?
- La signora Rosemary non si è sentita bene – le risponde il portiere
- Pensavo avessi sentito i rumori. È arrivata l’ambulanza. Sono saliti una decina di infermieri. Poverina. Perché me lo chiede signorina Vance?
-Infermieri hai detto Richard?
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by davide venturi
 
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Shannon é morta.
Lui le lascia in mezzo ai seni una fotografia: un piccolo koala aggrappato ad un albero con un numero scitto a matita:9.
Semplice:
tu muori,
io vivo,
9.
Ovviamente.
    by 9L Novel
     
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    Per la prima volta da quando è rinchiusa Shannon vede la luce del sole. È seduta su una panchina affacciata sullo specchio di un lago che riflette il grigio del cielo. Attorno, un giardino curato con l’erba tagliata fina. ​Gli alberi alti nascondono l’orizzonte, all’infuori di quel sentiero che porta sulle rive del lago. Shannon ha lo sguardo fisso sullo specchio d’acqua. Non è legata ma non ha nessun istinto di fuga.
    Non ha la forza di muoversi. Ha ancora addosso il freddo di quel pavimento e l’odore di quella mano. Un odore che non ha mai sentito prima. Una miscela di piscio e barbiturici.
    Sul dorso della mano destra le pulsa ancora quel numero 9 incisole al suo arrivo nella residenza​.
    Una mano le tocca la spalla. Lei non si gira. Sente ancora quell’odore. Non si gira. La mano le sale sulla faccia e le gira la testa.
    Shannon vede un'altra panchina e un’altra ragazza, anche lei vestita di bianco con lo sguardo perso nell’orizzonte. Si gira di scatto.
    «Non si può… Scappare…» le sussurra con gli occhi bianchi.
    Sente una goccia scenderle sul braccio. Le preme l’ago della siringa sotto la pelle lasciandole la testa, che cade all’indietro. Nel cielo passa un uccello nero che gira, gira, giraa tempo di una musica lontana.
    La testa le cade di lato, gli occhi iniziano a chiudersi. La mano le scende sulle labbra e le sfrega sulla lingua lo stesso numero che Shannon ha tatuato sulla pelle: 9.
    Lei alza gli occhi. La riconosce. Patricia, la sua compagna di stanza al South Community Hospital di Glen Falls.
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