- Continua
Ancora una volta l’oscurità mi avvolgeva, le dita fredde del terrore mi attanagliavano l’anima. Non poteva star succedendo di nuovo. Non era giusto. Ancora prima che il mio orecchio avesse avuto il tempo di sentirla, la voce squarciò il buio raggiungendo la mia mente. Anita, svegliati. Non è il tempo.
Un sudore freddo ricopriva interamente la mia pelle, facendomi rabbrividire, quando spalancai gli occhi. Il cuore mi batteva all’impazzata, le tempie pulsavano e un senso di soffocamento mi prendeva la gola. Allungai la mano, la mia mano che percepivo gelida e intorpidita, verso il comodino, sentii sotto i polpastrelli delle dita l’interruttore della lampada da notte. Lo premetti.
Una tenue luce dorata inondò la camera. Il mio sguardo perlustrò l’ambiente, niente si nascondeva negli angoli. E niente avrebbe comunque potuto esserci.
Il posto nel letto accanto a me era vuoto e freddo, segno che Nicola si era alzato già da qualche tempo. Presi il suo cuscino e lo portai al viso alla ricerca del suo profumo. Appena ne aspirai la fragranza, il cuore cominciò a rallentare, un’ondata di calore mi avvolse al ricordo della sera precedente. Mi riadagiai sui cuscini conscia che la paura era passata, l’incubo, perché di un incubo si era certamente trattato, era lontano.
Sapevo che la sveglia non aveva ancora suonato, quindi mi rimaneva ancora un po’ di tempo per sonnecchiare. Cercai con lo sguardo i numeri luminosi di quest’ultima per vedere quanto tempo mi rimaneva ancora e se lo potevo sfruttare per dormire ancora. Ma non fu questa che attirò il mio sguardo ma qualcosa di rosa e piccolo appoggiato dietro di essa e seminascosto.
Un sudore freddo ricopriva interamente la mia pelle, facendomi rabbrividire, quando spalancai gli occhi. Il cuore mi batteva all’impazzata, le tempie pulsavano e un senso di soffocamento mi prendeva la gola. Allungai la mano, la mia mano che percepivo gelida e intorpidita, verso il comodino, sentii sotto i polpastrelli delle dita l’interruttore della lampada da notte. Lo premetti.
Una tenue luce dorata inondò la camera. Il mio sguardo perlustrò l’ambiente, niente si nascondeva negli angoli. E niente avrebbe comunque potuto esserci.
Il posto nel letto accanto a me era vuoto e freddo, segno che Nicola si era alzato già da qualche tempo. Presi il suo cuscino e lo portai al viso alla ricerca del suo profumo. Appena ne aspirai la fragranza, il cuore cominciò a rallentare, un’ondata di calore mi avvolse al ricordo della sera precedente. Mi riadagiai sui cuscini conscia che la paura era passata, l’incubo, perché di un incubo si era certamente trattato, era lontano.
Sapevo che la sveglia non aveva ancora suonato, quindi mi rimaneva ancora un po’ di tempo per sonnecchiare. Cercai con lo sguardo i numeri luminosi di quest’ultima per vedere quanto tempo mi rimaneva ancora e se lo potevo sfruttare per dormire ancora. Ma non fu questa che attirò il mio sguardo ma qualcosa di rosa e piccolo appoggiato dietro di essa e seminascosto.