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La dolcezza del dolore

Patrizia Disirò

by Patrizia Disirò
Ancora una volta l’oscurità mi avvolgeva, le dita fredde del terrore mi attanagliavano l’anima. Non poteva star succedendo di nuovo. Non era giusto. Ancora prima che il mio orecchio avesse avuto il tempo di sentirla, la voce squarciò il buio raggiungendo la mia mente. Anita, svegliati. Non è il tempo.
Un sudore freddo ricopriva interamente la mia pelle, facendomi rabbrividire, quando spalancai gli occhi. Il cuore mi batteva all’impazzata, le tempie pulsavano e un senso di soffocamento mi prendeva la gola. Allungai la mano, la mia mano che percepivo gelida e intorpidita, verso il comodino, sentii sotto i polpastrelli delle dita l’interruttore della lampada da notte. Lo premetti.
Una tenue luce dorata inondò la camera. Il mio sguardo perlustrò l’ambiente, niente si nascondeva negli angoli. E niente avrebbe comunque potuto esserci.
Il posto nel letto accanto a me era vuoto e freddo, segno che Nicola si era alzato già da qualche tempo. Presi il suo cuscino e lo portai al viso alla ricerca del suo profumo. Appena ne aspirai la fragranza, il cuore cominciò a rallentare, un’ondata di calore mi avvolse al ricordo della sera precedente. Mi riadagiai sui cuscini conscia che la paura era passata, l’incubo, perché di un incubo si era certamente trattato, era lontano.
Sapevo che la sveglia non aveva ancora suonato, quindi mi rimaneva ancora un po’ di tempo per sonnecchiare. Cercai con lo sguardo i numeri luminosi di quest’ultima per vedere quanto tempo mi rimaneva ancora e se lo potevo sfruttare per dormire ancora. Ma non fu questa che attirò il mio sguardo ma qualcosa di rosa e piccolo appoggiato dietro di essa e seminascosto.
    by Patrizia Disirò
     
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    Avrei voluto spegnere la luce per non vedere, per non rammentare, ma i ricordi sono bastardi e anche se tu non li vuoi ti sommergono assassini.
    Il Natale era passato da poco, la neve ricopriva ancora il paesaggio quasi a voler prolungare la magia delle feste. Accantonate le vacanze io e Nicola avevamo già iniziato di nuovo a lavorare. Io una semplice bibliotecaria mi dovevo districare tra bimbi che mi chiedevano l’ultima avventura di Geronimo Stilton e signore assatanate che sbavavano su tutte le possibili variazioni delle Cinquanta Sfumature, mentre lui accattivante professore di storia in un liceo classico frequentato per lo più da ragazze doveva difendere il proprio onore da audaci quindicenni in minigonna e push-up. La sera però era tutta per noi, banditi dai nostri pensieri adolescenti e lettori indisponenti, ci concedevamo coccole e dolcezze. Era l’undici gennaio, la giornata era stata faticosa per entrambi, ma io avevo un vantaggio su di lui. In mattinata ero passata in ospedale e avevo ritirato gli esami, che avevo fatto solo per conferma. All’inizio avevo pensato di aprirli la sera con Nicola, visto che io avevo fatto il test comprato in farmacia la settimana prima e quindi ero già a conoscenza del risultato, ma poi seduta al tavolino di un bar non avevo resistito.
    Davanti a un cappuccino e una brioche alla crema avevo aperto la busta. “Giada, ma sei proprio tu? Quanto tempo.” Il proprietario della calda voce maschile, che era appena entrato nel locale, in due falcate mi aveva raggiunto e ora, dopo avermi fatto alzare, mi stava stritolando in un poderoso abbraccio.Mi divincolai e alzai lo sguardo fissandolo in due occhi di ghiaccio. Il passato era tornato a tormentarmi.
      by rainalda
       
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      Era una cosa oblunga, all'apparenza liscia e morbida con degli avvallamenti,di un rosa ciuccio​,direi.
      Era da lì che era uscita quella voce che mi aveva chiamato per nome " Aaniiitaaa"
      lo gridava strascicando le vocali .
      Non riuscivo a capire l'accento. Sicuramente una persona...un personaggio, sì insomma un coso di un altro paese.
      Pensai subito ad uno scherzo di Nicola: sapeva che mi allarmavo facilmente e proprio la sera prima mi aveva preso in giro, dicendomi che non so stare alle burle, che lui mi fa continuamente.
      Trovare una specie di topo nelle mutandine non mi aveva di sicuro resa felice, o bere un liquore mescolato all'olio di mandorla.
      Convivo con un burlone, quindi mi devo aspettare di tutto.
      Si faceva tardi, e io dovevo prepararmi per uscire ,ma ero anche curiosa di capire quella specie di ufo dotato solo di voce.
      Pensai che si trattasse di un semplice registratore ,ma mi schifavo a toccarlo. Mi avvicinai lentamente e.. per poco non mi morsicò la mano.
      Feci un salto indietro e mi nascosi sotto il letto gridando "Nicola, vieni, c'è un mostro ​in camera nostra." Nessuno rispose. Ero sola e da sola me la dovevo cavare.
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      by Patrizia Disirò
       
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      La sveglia trillò spazzando via il momento, allungai la mano verso l’oggetto rosa posto sul comodino, che mi chiamava a sé in modo così prepotente. Le mie dita toccarono lievi il caldo tepore della lana, un minuscolo paio di scarpine da neonato ora giacevano sul mio palmo. “Aurora” pensai. Una puntura sottile opprimeva i miei occhi. Alzai la mano libera da quel tenero fardello e la portai al viso, era bagnato. La lacrima salata aveva superato le barriere delle mie palpebre e ora stava scendendo inesorabile a bagnare il mio volto.
      Il ricordo saltò a piè pari il bar e mi inserì alla sera del medesimo giorno. Le coccole tra me e Nicola si stavano facendo più intense. La sua mano correva veloce sotto il mio maglione e dopo aver giocato con il piercing del mio ombelico ora saliva vogliosa verso il seno. Arrivata alla meta le sue dita si insinuarono sotto il pizzo alla ricerca di qualcosa di più apprezzabile. Sentii le nocche di Nicola sfiorare il ciondolo che avevo comprato nel pomeriggio e che avevo messo al collo. I suoi occhi si incuriosirono, sapeva che io non portavo mai gioielli. Staccò la mano dal mio seno per usarla assieme all'altra per levarmi il maglione e controllare cosa questo nascondeva. Prese tra le mani la piccola scatolina d’argento a forma di cuore che ora faceva da ciondolo. “ Cos'è?” chiese curioso.
      “Aprila.”risposi io.
        by rainalda
         
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        Quella strana cosa parlava e mi chiamava continuamente.
        Decisi che bisognava affrontare l'extraterrestre che si era impadronito del mio comodino.
        Lentamente uscii da sotto il letto e strisciando sulla pancia mi avvicinai al suo rifugio. Avevo il terrore di prendere in mano quella "cosa".
        Sentii una cosa rigida e poi molliccia materializzarsi nelle mani: sembrava gelatina di frutta ricoperta di guscio di noce.
        Una vera schifezza!
        "Perché mi tocchi?" disse la voce nella cosa."non stringermi così forte, potrei esplodere in mille pezzi. Ti ricordi la favola del mostro peloso​? Quando esplode si sparpaglia dappertutto in una pioggia di coriandoli: ecco io non vorrei finire in quel modo."
        "Certo- risposi- se ti degni di dirmi chi sei, forse potrò prendere in considerazione l'idea di lasciarti stare."
        " Ok, ti dirò perché sono stata mandata qui.Tu sei molto giovane e di sicuro non saprai che fare quando avrai un figlio, io te lo devo insegnare. Prima di tutto la delicatezza, non devi pensare di avere in braccio una bambola. Se il piccolo cade, non si può riaggiustare. Devi essere cauta e con la testa a posto e sobria. Dimenticati le feste con gli amici a fare bisboccia, non va bene."
        "Ma tu chi credi di essere ,mia madre? Io ne ho una e basta e avanza. Io voglio essere libera."
        "Allora prova a gettarmi per terra e vedrai che succederà."
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        by rainalda
         
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        bim- bum -bam : un rumore infernale e la cosa era finita in mille pezzi..
        La voce c'era ancora e disse :
        "Una vita
        frantumata prima di nascere:
        è così che finisce chi non la
        vuole.
        Ma tu sei consapevole di quello che vuoi fare?

        Dovresti
        pensarci più a lungo una vita vale una scelta ponderata.

        Rifletti e dammi una risposta questa sera, ti aspetto."
          by rainalda
           
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          La voce c'era ancora e disse :
          "Una vita
          frantumata prima di nascere:
          è così che finisce chi non la
          vuole.
          Ma tu sei consapevole di quello che vuoi fare?

          Dovresti
          pensarci più a lungo una vita vale una scelta ponderata.

          Rifletti e dammi una risposta questa sera, ti aspetto."
            by rainalda
             
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            La voce c'era ancora e disse :
            "Una vita
            frantumata prima di nascere:
            è così che finisce chi non la
            vuole.
            Ma tu sei consapevole di quello che vuoi fare?

            Dovresti
            pensarci più a lungo una vita vale una scelta ponderata.

            Rifletti e dammi una risposta questa sera, ti aspetto."
              by rainalda
               
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              "Una vita
              frantumata prima di nascere:
              è così che finisce chi non la
              vuole.
              Ma tu sei consapevole di quello che vuoi fare?

              Dovresti
              pensarci più a lungo una vita vale una scelta ponderata.

              Rifletti e dammi una risposta questa sera, ti aspetto."
                by rainalda
                 
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                "Una vita
                frantumata prima di nascere:
                è così che finisce chi non la
                vuole.
                Ma tu sei consapevole di quello che vuoi fare?

                Dovresti
                pensarci più a lungo una vita vale una scelta ponderata.

                Rifletti e dammi una risposta questa sera, ti aspetto."
                  by rainalda
                   
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                  La voce c'era ancora e disse :
                  "Una vita
                  frantumata prima di nascere:
                  è così che finisce chi non la
                  vuole.
                  Ma tu sei consapevole di quello che vuoi fare?

                  Dovresti
                  pensarci più a lungo una vita vale una scelta ponderata.

                  Rifletti e dammi una risposta questa sera, ti aspetto."