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One day in NYC

Willy Boom

by Willy Boom
 
I want to wake up in that city that never sleeps.​
Proprio così. Sono circa le 2 e 20 del pomeriggio, mi sono appena svegliato e ho mal di testa. Il concerto degli Arcade Fire​​​ ieri sera al Madison Square Garden​ è stato una bomba. Ma niente in confronto all'after party al Le Bain.
Bevo un litro di succo d'arancia, mangio il pezzo di bagel avanzato da ieri sera e mi metto i jeans blu scuri con la camicia a quadri non stirata. Ho lezione alle 4 ma ci metto almeno 40 minuti per raggiungere l'università dal mio monolocale a Williamsburg. Metto la bici​​ in ascensore - la tengo in casa perchè ci tengo troppo per lasciarla fuori - e scendo rapidamente per le scale. Pedalo velocemente lungo il ponte che mi porta a Manhattan e come ogni giorno mi chiedo come sia possibile che i tassisti passino 3 quarti della loro vita bloccati nel traffico.
All'incrocio tra Bowery e Grand st. becco Richie detto Riccardo, un italoamericano poco italo e molto americano che dice di avere la nonna a Palermo per cuccare le ragazze. Esce con me per rendere più credibile la sua storia, ma a me non dispiace perchè alla fine è un tipo simpatico.
Arriviamo insieme davanti alla Columbia, sono le 3.30 e ci andiamo a prendere un caffè di quelli lunghi che fanno schifo. Passiamo 20 minuti da Starbucks. Richie mi racconta della tipa che si è portato a casa ieri sera. Lo ascolto con un orecchio solo, sono ancora assonnato e stordito.
- Ti voglio chiedere una cosa Richie - dico senza guardarlo - la vedi tutta questa gente che cammina frenetica davanti a noi, secondo te dove va? Cosa fanno?
Richie mi guarda perplesso.
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