- Continua
...Anche oggi, come ogni giorno, mi voglio suicidare. Non guardo più la TV, non seguo la radio e il giornale lo rubo al mio vicino di casa solamente per vedere le date dei concerti. Cazzo, i Radiohead. Spaccano di brutto...(che peccato!)E' mattina, i primi raggi di un sole insipido escono sguinci dalle nuvole illuminando il mio corpo nudo sul davanzale. Passanti non ce ne sono, solo un barbone ripiegato su se stesso sotto un numero imprecisato di coperte malconce.
Ho trascorso fin troppe mattinate ad aspettare l'impulso suicida, agonizzando come uno stupido smidollato su questo davanzale, per credere ancora (e ancora) nel suo arrivo.
- Ehi tu, vuoi per caso ammazzarti?-
Una voce proveniente dai piani alti, forse è Dio in persona. Alzo lo sguardo e, al sesto piano vedo un tipo paffuto che maneggia con malcuranza un piatto, dall'incomprensibile contenuto.
- Smettila di pensarci. Buttati e basta!-
- Come scusi?- chiedo perplesso, con voce tremante.
- Ho detto di buttarti. Non sei certo il primo squilibrato che incontro nella mia vita, - risponde con voce profonda, mentre in modo alquanto inaspettato rovescia il contenuto del suo piatto verso i piani inferiori colpendomi in pieno viso. Imbrattato di latte e Kellog's mi aggrappo alla maniglia della finestra. Poi guardo in direzione del barbone. Ora anche lui mi sta guardando, mi saluta con la mano e mi sorride mostrandomi quei pochi denti che gli sono rimasti. Annuisce. Io contraccambio, lascio la maniglia e allargo le braccia.
- Non prendere la vita troppo sul serio, tanto non ne uscirai vivo!- Sempre lui, al sesto piano.
Ho trascorso fin troppe mattinate ad aspettare l'impulso suicida, agonizzando come uno stupido smidollato su questo davanzale, per credere ancora (e ancora) nel suo arrivo.
- Ehi tu, vuoi per caso ammazzarti?-
Una voce proveniente dai piani alti, forse è Dio in persona. Alzo lo sguardo e, al sesto piano vedo un tipo paffuto che maneggia con malcuranza un piatto, dall'incomprensibile contenuto.
- Smettila di pensarci. Buttati e basta!-
- Come scusi?- chiedo perplesso, con voce tremante.
- Ho detto di buttarti. Non sei certo il primo squilibrato che incontro nella mia vita, - risponde con voce profonda, mentre in modo alquanto inaspettato rovescia il contenuto del suo piatto verso i piani inferiori colpendomi in pieno viso. Imbrattato di latte e Kellog's mi aggrappo alla maniglia della finestra. Poi guardo in direzione del barbone. Ora anche lui mi sta guardando, mi saluta con la mano e mi sorride mostrandomi quei pochi denti che gli sono rimasti. Annuisce. Io contraccambio, lascio la maniglia e allargo le braccia.
- Non prendere la vita troppo sul serio, tanto non ne uscirai vivo!- Sempre lui, al sesto piano.