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La strega del promontorio
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La gatta della strega era grigia, quasi tutta grigia, completamente grigia, diceva Gioacchino. Lui l’aveva vista, una volta; la sua coda era magica, continuava, disegnandola con l’indice. Era semplice: tirarla e correre forte.
- Hai capito bene cosa devi fare? – gli aveva urlato dietro Gioacchino, sputacchiando. Giuseppe aveva capito; doveva trovarla, però, prima.
La strega abitava sul promontorio, si vedeva il mare e le barche legate al porto si lasciavano dondolare, macchie d'olio sulla risacca. Un serpentone di ciottoli snocciolato sulla salita della collina terminava davanti l’uscio di un casolare in pietra viva. Due occhi marroni tra le foglie larghe di insalata, nell’orto, dietro la casa della strega; Giuseppe stava basso, respirava forte per accorgersi vivo.
La gatta della strega esaudisce il desiderio di chiunque riesca a tirarle la coda; Gioacchino lo aveva detto solenne, lui l’aveva vista, la gatta. Era un eletto.
Sentiva freddo, Giuseppe, quando strisciò silenzioso sotto una pista di pomodori verdi e grandi come il suo pugno. Come riconosco la strega, se la incontro? aveva chiesto poco prima Giuseppe, impaurito. Gioacchino aveva tossito imbarazzato, si era voltato e aveva detto: semplice, è una strega; che domande. Tu l'hai vista, Gioacchino? aveva chiesto il bambino. Certo, sciocco, bofonchiò l'anziano del villaggio. In paese le preghiere e le chiacchiere strisciavano assieme, unite strette sotto le porte di legno e dentro ai brodi di pollo, tra le sedie di vimini e il tanfo del mercato. Gioacchino, dicevano, aveva visto ogni cosa. Ogni terra, ogni volto.
- Hai capito bene cosa devi fare? – gli aveva urlato dietro Gioacchino, sputacchiando. Giuseppe aveva capito; doveva trovarla, però, prima.
La strega abitava sul promontorio, si vedeva il mare e le barche legate al porto si lasciavano dondolare, macchie d'olio sulla risacca. Un serpentone di ciottoli snocciolato sulla salita della collina terminava davanti l’uscio di un casolare in pietra viva. Due occhi marroni tra le foglie larghe di insalata, nell’orto, dietro la casa della strega; Giuseppe stava basso, respirava forte per accorgersi vivo.
La gatta della strega esaudisce il desiderio di chiunque riesca a tirarle la coda; Gioacchino lo aveva detto solenne, lui l’aveva vista, la gatta. Era un eletto.
Sentiva freddo, Giuseppe, quando strisciò silenzioso sotto una pista di pomodori verdi e grandi come il suo pugno. Come riconosco la strega, se la incontro? aveva chiesto poco prima Giuseppe, impaurito. Gioacchino aveva tossito imbarazzato, si era voltato e aveva detto: semplice, è una strega; che domande. Tu l'hai vista, Gioacchino? aveva chiesto il bambino. Certo, sciocco, bofonchiò l'anziano del villaggio. In paese le preghiere e le chiacchiere strisciavano assieme, unite strette sotto le porte di legno e dentro ai brodi di pollo, tra le sedie di vimini e il tanfo del mercato. Gioacchino, dicevano, aveva visto ogni cosa. Ogni terra, ogni volto.