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A 25 anni mi avevano destinato al controllo delle acque irrigue. Non sapevo ancora cosa sarebbe accaduto alla mia vita. Non sapevo esattamente in cosa sarebbe consistito il mio lavoro. Nella valigia avevo messo una serie di libri tra cui anche Il Libro dell'inquietudine di Pessoa. Era il libro che avrei potuto leggere anche a saltare, iniziare da dove volevo e come volevo. Sarei partito con la valigia piena di libri e con qualche maglione pesante. La destinazione sarebbe stata una zona semi-montuosa, ricca di alberi e di vegetazione e con un clima prevalentemente freddo, anche d'estate. Controllo delle acque irrigue per la vegetazione delle colture locali. La cosa m'intrigava, la sentivo stravagante, e mi avrebbe lasciato un mucchio di tempo libero per leggere e per scrivere. E avrebbe lasciato tempo alla mia solitudine per inerpicarsi sulle montagne del luogo e godere del mio nuovo stato. Avevo avuto un colpo di fortuna! Sarei stato beneficiato dal privilegio di fare a meno delle chiacchiere e di nutrirmi dei soli suoni della natura e soprattutto delle voci del silenzio degli alberi maestosi. Eppure, durante una delle mie passeggiate su sentieri che pensavo "vergini", qualcuno aveva avuto l'ardire di inoltrarsi con la macchina. La guidatrice aveva fatto una manovra astrusa e per riportare l'auto sul sentiero di ritorno stava per ficcarsi in un burrone. La donna mi aveva guardato in modo stralunato e anch'io avevo fatto altrettanto. Fino ad allora avevo condotto una lineare doppia vita, ma ora mi ero stancato.
