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"Beato chi si espone volutamente all'altrui riso ché da lungo tempo ha imparato a rider per primo di se stesso". Di questa frase son proprio soddisfatto. Tant'è che è la seconda volta che la scrivo. E' carina, ne sono ... mah, umilmente dico, compiaciuto, è farina del mio sacco, del mio piccolissimo sacco. Da dove me la son tirata fuori? Qual è stata la mia musa ispiratrice, voi non ci crederete mai, non una dea, non una stella brillante, ardente in un cielo terso più nero dell'inchiostro, ma la mia incomparabile, incommensurabile, lunghissima ... coda di paglia. Son fatto così, lo vedono tutti, me la suono e me la canto, tutti sogghignano e ridono alle mie spalle, dicono nei "salotti": ma che illuso 'sto tizio, che vanaglorioso, ingenuo e pure allocco, ama parlare ed ascoltar se stesso, ma l'ha detto persino un uomo dal fine intelletto come Giorgio Cluni, gran filosofo del suo tempo, "non c'è da imparar niente ad ascoltar se stessi!" Quanto è vero. Ma in fin dei conti, che male faccio? E' che io, proprio non so apprezzar quel bel tacer che non fu mai scritto. Oh, amici miei, troppo mi piace parlare, e pure cantare. Oggi, per esempio, è da che mi son svegliato, che ho in testa questa canzone dei tempi andati, me ne andavo passeggiando per il parco e dimentico di non esser solo, a squarciagola a un tratto ho cominciato: "Sono simpaticooo..." e più di uno sguardo verso di me si è voltato. Pensate forse che abbia taciuto? Oh, no, no, come potrei, "Signore", ho detto a quello con lo sguardo più insistente, "è proprio vero sapete: sono simpatico! Vi fa di fare due chiacchiere con me?" Quello mi guarda e ...
