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Poca gente in strada, il freddo invernale afferra la gola. Dicembre pieno. Una manciata di giorni a Natale. Mi serviva un luogo, ci pensavo e ripensavo da giorni ormai, un posto dove incontrarci. Sarebbe stato il nostro primo appuntamento, reale intendo, dopo mesi e mesi di chat. Righe, lettere, icone, screenshot avevano azzerato le nostre distanze.
Poi arriva un momento in cui dici basta, ora stacco, prendo il primo treno e ti raggiungo, devo sentire che effetto fa il tuo profumo addosso, per capire se proseguire o scegliere per sempre il log-out. Avevo sognato più volte quel momento e il palcoscenico doveva essere speciale. Scelgo un vecchio negozio di giocattoli, un luogo incantato stretto tra i canali dei Navigli e i binari del tram, una specie di carillon capace di mettere insieme suoni, profumi, immagini, sogni ed escludere tutto il resto. Mi accomodo sui gradini della scalinata che porta verso gli abeti. Il battito che cresce, le mani ghiacciate sul dorso, bollenti nei palmi. Fuori nevica. E’ qui che aspetterò. D'un tratto riconosco il suo volto tra mele caramellate e palline a stelle e strisce. Sulle pareti teste di cervi decorate a festa. Milano sembra l’America. Metto a fuoco dalla mia distanza, un occhio, due occhi, il naso, la bocca, il reale che abbandona il virtuale. Alcuni clienti si muovono tra gli scaffali, canzoni in inglese arrivano da un elfo in gommapiuma, il nostro imbarazzo. Il tempo che fa, i ricordi d’infanzia, cosa ci piace mangiare. Due candele di vaniglia alla cassa e via per la città. Non avverto più il freddo. Iniziò quel giorno il nostro primo Natale.
Poi arriva un momento in cui dici basta, ora stacco, prendo il primo treno e ti raggiungo, devo sentire che effetto fa il tuo profumo addosso, per capire se proseguire o scegliere per sempre il log-out. Avevo sognato più volte quel momento e il palcoscenico doveva essere speciale. Scelgo un vecchio negozio di giocattoli, un luogo incantato stretto tra i canali dei Navigli e i binari del tram, una specie di carillon capace di mettere insieme suoni, profumi, immagini, sogni ed escludere tutto il resto. Mi accomodo sui gradini della scalinata che porta verso gli abeti. Il battito che cresce, le mani ghiacciate sul dorso, bollenti nei palmi. Fuori nevica. E’ qui che aspetterò. D'un tratto riconosco il suo volto tra mele caramellate e palline a stelle e strisce. Sulle pareti teste di cervi decorate a festa. Milano sembra l’America. Metto a fuoco dalla mia distanza, un occhio, due occhi, il naso, la bocca, il reale che abbandona il virtuale. Alcuni clienti si muovono tra gli scaffali, canzoni in inglese arrivano da un elfo in gommapiuma, il nostro imbarazzo. Il tempo che fa, i ricordi d’infanzia, cosa ci piace mangiare. Due candele di vaniglia alla cassa e via per la città. Non avverto più il freddo. Iniziò quel giorno il nostro primo Natale.
