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Confessioni di un infedele

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by Maria Maio

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Marta mi chiama per nome, ma non riesco a vederla. La perdo tra la folla come vela all’orizzonte. Mi affanno a cercarla ed urlo parole mute ad un cielo di nebbie. Intorno, il buio ha celato i colori dentro grigi inquietanti. Ho gambe d’argilla e mani di sabbia, cemento nel cuore. La folla mi opprime e mi ostacola, come corrente di fiume mi allontana da lei; fatico a difendermi, un’ansia feroce mi prende alla gola, ansimo: ho paura ed il suono della sua voce dentro le orecchie.
Apro gli occhi e sono sveglio. Attraverso la tenda, un bagliore anemico illumina le geometrie note della stanza; un allarme riecheggia in lontananza animando la notte. L’orologio segna le tre e due minuti. Sbadiglio e mi giro: il fruscio delle lenzuola è un frastuono assordante che si arresta di colpo come un respiro smorzato.
Marta mi dorme accanto, ha il viso disteso e le labbra imbronciate da bimba. Sorrido e seguo con gli occhi i contorni del suo corpo abbandonato di fianco al mio. Il respiro leggero le solleva il petto come onda calma contro la battigia. Le accarezzo la mano e tiro su il lenzuolo a coprirle le spalle nude… io la tradisco. “Buongiorno, vuoi il caffè? Farò un po’ tardi stasera.” e la tradisco; facciamo l’amore ma la tradisco. Stiamo insieme da cinque anni e da uno ho imparato a tradirla; non voglio lasciarla ma continuo a tradirla. Di giorno sono abilissimo: un maestro dell’impostura, degli incastri, delle omissioni. Ho imposto il silenzio alla mia coscienza e vivo in equilibrio perfetto sul filo dell'infedeltà, ma di notte il gelo delle menzogne si scioglie e mi lascia disfatto, faccia a faccia con Marta e con me stesso.
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by franco revello

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Riuscire a condurre due vite parallele dona una scossa adrenalinica senza eguali. Ogni pensiero quotidiano si riconduce all'esaltazione della mia abilità nel tenere separate le due esistenze, come un gioco, consapevole del rischio di caduta fatale e dolorosa. L'eventualità è sempre ben presente nella mia mente, analizzata in tutte le sue possibili sfaccettature, ma non riesce a dominare l'istinto che si ribella alla consuetudine e ordina di trasgredire con spietata e controllatissima lucidità. Anestetizzare i sentimenti a turno non è facile, comporta un considerevole sforzo che martella i sensi di colpa, ma ci si abitua in fretta, sospinti da inconsueto vigore, animati da una fiamma primitiva.
Cinque e dieci: si gira e si rigira, mi dorme sempre accanto senza il minimo sospetto; apro gli occhi: il soffitto nero della stanza si stacca e scende lentamente verso di me, preme sulla mia fronte, schiaccia il rimorso e pretende una confessione immediata, ora, nel silenzio della notte, affinchè il mondo intero senta e mi metta all'indice, per sempre.
Espierò il mio peccato invocando perdono e se non arriverà tanto peggio per me, me la sarò voluta.
Un filo di luce esterna filtra la tenda e proietta una greca tranquillizzante sulla parete opposta: riduco i battiti del cuore a un ritmo normale e allontano con decisione l'ipotesi di condividere il mio segreto. Tra poco sarà giorno e verrà l'ora della solita frase di Buongiorno con il caffè, per zuccherare il "farò un pò tardi stasera": miele da spalmare sulla giornata, in attesa della mia corroborante serata d'infedeltà. Come ogni mattina Luca si sveglierà con fatica, ignaro e distante anni luce dalla mia complessità femminile.
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by Maria Maio

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Stamattina prima di uscire l’ho salutata come sempre con un bacio veloce. Marta stava mettendo via le tazzine sporche. Aveva un tono di voce sicuro e tranquillo mentre mi diceva che sarebbe andata a cena con un'amica dopo il lavoro, e poi forse a bere una cosa in qualche locale del centro; le ho sorriso, infidamente compiaciuto: "Avrò più tempo per me!” pensai.
Ho approfittato dell’occasione e sono rientrato più tardi del solito ma Marta non c’era ancora. Meglio così: eviterò le scuse dettagliate e per stasera mi sono garantito uno sconto sul senso di colpa. Ho fatto la doccia per cancellare ogni traccia visibile di Elena. Mi distendo sul letto vuoto e spalanco le braccia emettendo un lungo respiro. Il silenzio è calato, il tumulto del giorno assopito ed il cuore è di nuovo in sommossa.
Ultimamente mi torna spesso in mente una frase: "I motivi delle azioni umane sono solitamente più complessi di come noi ce li spieghiamo." Marta la lesse a voce alta una sera prima di dormire, dal romanzo di Dostoevskij che teneva in mano, aggiungendo che la condivideva. Di giorno è diventata il mio alibi, la mia giustificazione, il cavillo a cui appigliarmi per la mia redenzione. Ma le lunghe notti insonni trascorse nella speranza di trovare una scusante ai miei tradimenti, nel tentativo di espiare le mie colpe, zeppe di buoni propositi per l’indomani sono la più viva e cocente dimostrazione che le parole non bastano a far tacere la mia coscienza ed i sensi i colpa. Sono le due e venti, ed il rumore della porta che si apre mi sbatte in faccia la notte, mi giro di fianco e fingo di dormire.
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