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Marta mi chiama per nome, ma non riesco a vederla. La perdo tra la folla come vela all’orizzonte. Mi affanno a cercarla ed urlo parole mute ad un cielo di nebbie. Intorno, il buio ha celato i colori dentro grigi inquietanti. Ho gambe d’argilla e mani di sabbia, cemento nel cuore. La folla mi opprime e mi ostacola, come corrente di fiume mi allontana da lei; fatico a difendermi, un’ansia feroce mi prende alla gola, ansimo: ho paura ed il suono della sua voce dentro le orecchie.
Apro gli occhi e sono sveglio. Attraverso la tenda, un bagliore anemico illumina le geometrie note della stanza; un allarme riecheggia in lontananza animando la notte. L’orologio segna le tre e due minuti. Sbadiglio e mi giro: il fruscio delle lenzuola è un frastuono assordante che si arresta di colpo come un respiro smorzato.
Marta mi dorme accanto, ha il viso disteso e le labbra imbronciate da bimba. Sorrido e seguo con gli occhi i contorni del suo corpo abbandonato di fianco al mio. Il respiro leggero le solleva il petto come onda calma contro la battigia. Le accarezzo la mano e tiro su il lenzuolo a coprirle le spalle nude… io la tradisco. “Buongiorno, vuoi il caffè? Farò un po’ tardi stasera.” e la tradisco; facciamo l’amore ma la tradisco. Stiamo insieme da cinque anni e da uno ho imparato a tradirla; non voglio lasciarla ma continuo a tradirla. Di giorno sono abilissimo: un maestro dell’impostura, degli incastri, delle omissioni. Ho imposto il silenzio alla mia coscienza e vivo in equilibrio perfetto sul filo dell'infedeltà, ma di notte il gelo delle menzogne si scioglie e mi lascia disfatto, faccia a faccia con Marta e con me stesso.
Apro gli occhi e sono sveglio. Attraverso la tenda, un bagliore anemico illumina le geometrie note della stanza; un allarme riecheggia in lontananza animando la notte. L’orologio segna le tre e due minuti. Sbadiglio e mi giro: il fruscio delle lenzuola è un frastuono assordante che si arresta di colpo come un respiro smorzato.
Marta mi dorme accanto, ha il viso disteso e le labbra imbronciate da bimba. Sorrido e seguo con gli occhi i contorni del suo corpo abbandonato di fianco al mio. Il respiro leggero le solleva il petto come onda calma contro la battigia. Le accarezzo la mano e tiro su il lenzuolo a coprirle le spalle nude… io la tradisco. “Buongiorno, vuoi il caffè? Farò un po’ tardi stasera.” e la tradisco; facciamo l’amore ma la tradisco. Stiamo insieme da cinque anni e da uno ho imparato a tradirla; non voglio lasciarla ma continuo a tradirla. Di giorno sono abilissimo: un maestro dell’impostura, degli incastri, delle omissioni. Ho imposto il silenzio alla mia coscienza e vivo in equilibrio perfetto sul filo dell'infedeltà, ma di notte il gelo delle menzogne si scioglie e mi lascia disfatto, faccia a faccia con Marta e con me stesso.
