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La solitudine degli ordinati

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by Maria Maio

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Io sono una persona simpatica, affabile, disponibile, sensibile ma ordinata. Sono una persona urtante, burbera, intrattabile, indifferente e ordinata. Sono amabile, divertente, cordiale, ricettiva ma ordinata; antipatica, sgarbata, repellente, odiosa e ordinata.
Sono malata e ordinata. I medici dicono che devo smettere perché l’ordine che ho costruito, all’interno del quale vivo è un tumore da estirpare, un male da cui guarire. E’ figlio di un disturbo maniaco e qualcos’altro che non ho ben capito. Dicono che non dovrei passare il tempo a mettere apposto gli oggetti che mi circondano...ma loro non sanno che le penne disposte in successione sulla scrivania a cinque millimetri l’una dall’altra, le posate scrupolosamente appaiate, perpendicolari al piatto sul tovagliolo quadrato, le scarpe meticolosamente ordinate per modelli e colori dentro l’armadio, il tappeto perfettamente parallelo al divano, sono il mio baluardo; l’esercito schierato a difesa del caos in cui il mondo mi costringe. Dicono che l’ordine ha alzato intorno a me muri di ossessioni e sbarre di vuota solitudine, ma quei cinque millimetri, ogni giorno degli ultimi due anni, hanno salvato quel che restava della mia vita. Hanno tenuto a debita distanza i neuroni dal cuore.
I sani, come fanno? come si difendono dal mondo, dall’infelicità, dalla morte? Dal vento dispettoso che scombina le carte della vita? Dalle angosce, dal dolore, dall’incertezza dell’avvenire e dalla folla di pensieri che non fanno dormire?
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