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Senza fiato

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by piero tallarico

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"tossico di merda". Ci siamo, ancora due, oramai lo so, ancora due frasi e finiscono il giro. "frocio, zecca". eccole, forse ora respiro. Li vedo, sento gli occhi gonfi ma li vedo, vedo le loro facce sudate dalla voglia di un terrore da infilggere, potere bavoso che cola come saliva da bocche sformate, i manganelli di giornali arrotolati, ridono, mi fanno male le costole e loro si, calci, si ricomincia, bastardi. "Tossico, Zecca, parassita", mi si spacca il labbro, fatela finita, fatemi secco e andatelo a raccontare, che sono caduto dalle scale. Non ho fiato, che se ne fanno del mio fiato? Meglio morire cazzo, meglio che vedere questi sguardi malati da non poterci credere, e penso a là fuori, alla mia musica, alla mia donna, e le fitte adesso entrano dentro, non sento più parole, vedo solo le facce sfuocate e quel lettino da infermeria là dietro, col lenzuolo bianco, assurdo. Silenzio, forse è finita, forse sono morto, non ho più nemmeno paura, forse non ne vogliono più, del fiato che mi resta. Vedo ombre passare, il dolore cresce, l'impotenza uccide la speranza del cielo di fuori. Voglio chiudere la bocca della mia faccia magra, voglio che tutti la vedano, voglio che tutti la ascoltino, voglio che qualcosa che esiste abbia un valore, voglio che mai più, mai più, dopo di me. Ora le parole concitate, la loro improvvisa paura per un gioco finito male, scarpe che fanno rumore nella stanza, passi veloci e rumori, rumori. poi la porta si chiude, silenzio. Sono stanco, forse le mie gambe tremano. Chiudo quel che resta dei miei occhi, e sogno un sogno a pezzi, senza fiato, che mi faccia ricordare di me.
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