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La prima toccò terra nell’indifferenza dei passanti. Arrivava da molto lontano, ma nessuno l’aveva nè vista né sentita. Un gatto randagio, sovrano indiscusso della giungla cittadina, annusò appena l’aria e tese l’orecchio un istante, distratto da un sibilo impercettibile, ma tornò subito alla sua battuta di caccia ed al sacchetto abbandonato accanto al bidone della spazzatura.
Si spense così nella noncuranza generale risucchiata dall’asfalto torrido. Stessa sorte toccò alla seconda, finita nell’erba alta e secca di un’aiuola abbandonata.
La terza, prediletta probabilmente dal cielo, fu annunciata da un rombo inaspettato. I nasi si volsero in sù a scrutare il tetto del mondo. Il cielo aveva cambiato colore: all’orizzonte si addensavano nubi grasse e grigie. Un lampo improvviso squarciò l’aria e come da un vaso rotto venne fuori una pioggia fitta e densa. Le gocce senza pudore sommergevano il mondo. Non diedero il tempo alle madri di coprire i figli, alla sposa di ripararsi in auto, alle massaie di ritirare i panni stesi ad asciugare, ai bagnanti di abbandonare le sdraio e la spiaggia. Cadevano senza freno dopo mesi di afa ad inondare la strade, a rinfrescare l’aria, a rinverdire i colori spenti e smorti dell’estate.
Tony chiuse la valigia e si avvicinò alla finestra socchiusa. Le vacanze erano finite: "la Sicilia sotto la pioggia sembra una vedova, vecchia e sola..." pensò. Si guardò intorno: a quella terra dura ed indigesta legava ad ogni ritorno, i ricordi più belli.
