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Gatto bianco

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by piero tallarico

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I baffi appoggiati alle zampe, la finestra alle spalle. Il gatto bianco forse dorme, forse pensa. Divano di stoffa, il fumo alla bocca, la penombra negli occhi. L'uomo in mutande se ne sta lì, i pensieri accaldati, la birra sul petto, sudata dal freddo. La luce concessa dagli scuri accostati allunga le ombre. Il gatto bianco si gira, apre gli occhi, occhi blu. Gatto bianco, occhi blu. Un tiro, forte, lo smozzico di un sorriso che prende vento e spedisce il fumo fino in fondo ai polmoni, e poi il soffio la nuvola e un sorso infinito, e la gola che gode e lo dice, ahhh. L'uomo schiocca la lingua sul palato e gatto bianco si gira, lui sorride e si gratta la barba, lo chiama per nome, ci parla, forse per allontanare i pensieri dal vuoto del petto, forse per provare a riempirlo, non importa. Il gatto bianco forse lo sa e smette di pensare, oppure si prepara a farlo. Poi occhi negli occhi e le parole dell'uomo sullo sfondo, il nome ripetuto, le dita a giocare sul collo della bottiglia per reclamare attenzione, per continuare il sorriso, gli occhi fissi sull'ombra che diventa più lunga, inarca la schiena, allunga le zampe e si aggrappa al tappeto, gli occhi chiusi e le unghie tese. L'uomo si gira, Il gatto bianco sta lì, seduto, e lo guarda, lo guarda, lo guarda. Ancora il suo nome detto come fosse un segnale, un invito. Il gatto bianco toglie l'ombra dalla luce e si avvicina, annusa le dita dei piedi, le morde, poi si ferma e ascolta le parole in silenzio, come si fa con le carezze. Occhi negli occhi, un tiro, un sorso, il nome, miao. gatto bianco chiude gli occhi e l'uomo i suoi, completando col silenzio sulle dita, il sorriso di cui aveva bisogno.
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by franco revello

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Nell'afa opprimente delle lunghe giornate estive, gatto bianco è di marmo: non esiste. Allungato a dismisura sotto il termosifone, gode il refrigerio della sua mattonella preferita. Immobile nel corpo e nei pensieri, risparmia energia per la notte.
Il suo corpo è altrove, il suo sistema di controllo dell'ambiente circostante assimila, dalle orecchie, informazioni importanti. In caso di allarme, il rientro nella normalità motoria è immediato. Inesistenti le fessure degli occhi.

Nell'arsura diurna, l'uomo è un gigante d'argilla: si muove impacciato e fatica ad esistere. Ripiegato su se stesso, cerca refrigerio negli occhi del prossimo.
Deluso, accetta la fatica, rallenta i pensieri e non risparmia energie per la notte.
La sua mente è altrove, il suo sistema di controllo raccoglie parole e giudizi preziosi. In caso di pericolo, il cambio di passo è immediato. Inesistenti le fessure degli occhi.
L'uomo pensa al gatto. Il gatto non pensa all'uomo.
Nelle penombre preserali i due si incontrano e si scambiano energie.
La consueta notte incombe misteriosa stravolgendo gli ambienti ed i ruoli: la mente dell'uomo diventa gatto ed i pensieri sornioni del gatto si umanizzano.
Prospettive diverse affollano i rispettivi modus vivendi, ma è la mobilità notturna del gatto che assimila la forza necessaria per affrontare il giorno che verrà.
Il potere è suo: vedere nel buio più completo ciò che ad altri sfugge e accumulare dati da elaborare per sconfiggere l'indifferenza altrui. Vivere e non sopravvivere. Sempre.
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by Maria Maio

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Il buio avvolge lo spazio in una coltre silenziosa. L'afa del giorno lascia posto ad un cielo metallico costellato di stelle. L'uomo riposa sfinito tra lenzuola disfatte e bagnate da sogni annoiati, come il mare d'estate nelle ore più calde.
Il gatto bianco ha aperto due fessure sul mondo. Riprende vita, come un dio dopo un sonno durato millenni.
Ha passi di morbido velluto e sicuri da padrone della notte. Fiuta l’aria statica della stanza e si muove agile tra mobili scuri ed angoli d’ombra; indifferente al sonno dell’uomo veglia su di lui come imperatore sui sudditi.
Indolente e distaccato, con un salto calcolato al millimetro è già sulla finestra socchiusa. Adesso è dentro la notte e conquista da solo, la strada degli uomini passo dopo passo.

L'uomo dorme e non assiste al miracolo della natura che si riprende il suo ruolo da protagonista nella notte profonda, disertata dagli esseri umani.
Dietro le palpabre chiuse, il sonno lo avvolge tra spire di sogni che svaniranno al mattino nel clamore del giorno.
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